Archivio del Tag ‘Londra’
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Web, spionaggio di massa: siamo tutti sorvegliati dagli Usa
La Cia ci spia, cantava tanti anni fa Eugenio Finardi, pensando agli 007 di allora, impegnati nella guerra fredda. Archiviato il grande nemico, l’Unione Sovietica, gli “spioni” sono più che mai al lavoro, grazie ai nuovi ferri del mestiere: i servizi “cloud” offerti da Google, Microsoft e Facebook. Obiettivo: «Sorveglianza di massa, di calibro pesante, mirata alla nuvola informatica», nientemeno. «Un tipo di linguaggio che non può essere spazzato e nascosto a lungo sotto il tappeto», afferma il giornalista Ryan Gallagher, che da Londra tiene d’occhio manipolazioni digitali e violazioni della privacy effettuate via web. Una su tutte: la nuova legge che di fatto autorizza gli Stati Uniti a controllarci: «Europei, prendete nota: il governo Usa si è auto-attribuito il diritto di spiarvi segretamente». Lo rivela una relazione fornita al Parlamento Europeo, che avverte: l’America ha legalizzato «una sorveglianza meramente politica sui dati relativi a stranieri».
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Draghi al Quirinale? Da Berlino, ponti d’oro all’Italia
Mario Draghi al Quirinale dopo Napolitano? Nessuno ha preso sul serio la notizia, lanciata da “Dagospia”, secondo cui il governatore della Bce sarebbe stato un candidato perfetto per il centro, molto meglio di Monti. Ma, secondo un analista come Aldo Giannuli, il “nodo Draghi” resta un’opzione concreta: non più per Palazzo Chigi, visti i tempi strettissimi, ma magari per il Colle. Tutti sanno che il successore di Draghi a Francoforte sarà un tedesco, ma la Germania non sembra disposta ad aspettare sino al 2016: «Berlino il governatore della Bce lo vuole ora, nel momento in cui occorre governare la crisi». Per di più, la Merkel ha bisogno di fronteggiare le tendenze anti-euro che iniziano a manifestarsi apertamente anche in Germania: a rimpiangere il marco c’è anche l’ex presidente della Confindustria, alla testa di imprenditori, economisti e politici non fanno mistero di vedere di buon occhio l’uscita dalla moneta unica. Quindi, per la Merkel, «prendere la guida della Bce sarebbe un bel colpo in campagna elettorale e frenerebbe le pulsioni anti-euro».
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Orwell: il futuro è uno scarpone che ci calpesta, per sempre
Televisione, manipolazione, social media. Fobie, terrorismo psicologico, crisi economica mondiale e disinformazione martellante: “La guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza”. «Non è affatto una coincidenza che oggi ci vengano dette queste stesse cose, e di continuo». Le scrisse nel lontano 1948 lo scrittore inglese George Orwell: «Lo Stato orwelliano del Grande Fratello è tra noi, ora, con un Programma volto a imporre soppressione e controllo in dosi sempre più massicce, fino all’instaurazione delle tecniche più estreme», sotto gli slogan che dominano un mondo ridotto a puro incubo totalitario. Sono passati più di sessant’anni da quando Orwell pubblicò il suo romanzo profetico, “1984”. E alla luce degli eventi odierni, sostiene il blog “Informare per Resistere”, non c’è momento migliore per ricordare a noi stessi che ci stiamo rapidamente dirigendo verso l’allucinazione così magistralmente descritta in quel libro.
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Noi, riserva aurea mondiale: e dov’è finito l’oro dell’Italia?
Dov’è finito l’oro dell’Italia? Pochi lo sanno, ma il nostro paese detiene la quarta riserva aurea del mondo, dopo Usa, Germania e Fmi. Qualcosa come 2.450 tonnellate di lingotti, pari a 110 miliardi di euro. Bankitalia potrebbe usarli per ridurre il debito e contrastare attacchi speculativi, ma non lo fa. E poi: siamo sicuri di sapere esattamente dove si trovi quella montagna d’oro? E’ il bene-rifugio per antonomasia, quello che «tesaurizza le aspettative di crisi». In suo nome, scrive Mauro Bottarelli su “Il Sussidiario”, sono accadute molte cose strane e in apparenza inspiegabili. Come nella guerra in Libia, trasformatasi in un incredibile Vietnam. Poi, lo stallo militare fu sbloccato in soli tre giorni. Armi dall’Occidente? Servizi segreti? Forze speciali francesi e britanniche a fianco dei ribelli? Ma no: oro. Per la precisione, i lingotti che il Venezuela aveva parcheggiato a Londra: Hugo Chávez chiese il rimpatrio di quell’oro, ma la Banca d’Inghilterra l’aveva “movimentato”, non ce l’aveva più nei suoi caveau. Quale occasione migliore, allora, per arraffare le 150 tonnellate di riserve auree di Gheddafi?
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Rigore, disastro-Italia: 8 milioni senza uno stipendio sicuro
L’Italia ha di fronte uno scenario apocalittico: 7-8 milioni di persone senza lavoro, e con lo Stato sottoposto all’euro-ricatto del debito. Risultato: la disoccupazione, ovvero «il più grande scandalo che una società possa vivere». Lo sostiene il sociologo dell’ateneo torinese Luciano Gallino, in una recente intervista realizzata da Pietro Raitano per “Altreconomia” e ripresa da “Micromega”. La situazione, aggiunge Gallino, è aggravata dalle sciagurate “riforme” che dagli anni ’90 hanno ulteriormente precarizzato il mercato del lavoro: e la precarietà fa crescere la disoccupazione, perché tra un contratto e l’altro passano mesi. «È una delle conseguenze delle dottrine neoliberali, che – per quanto sconfitte, smentite e sconfessate – sono sempre lì, si insegnano nelle università, costituiscono la forma mentale dominante nei media». Chiunque abia studiato la questione, spiega Gallino, capisce che la flessibilità del lavoro non può far aumentare l’occupazione, in nessun caso.
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Il vero mestiere di Renzi, nuova stella del Financial Times
Chi è Matteo Renzi? In un Parlamento pieno di morti che camminano («dead men walking») e in uno Stato marcio, il giovane Matteo è l’astro nascente («rising star») della politica italiana nella nuova fase aperta dal governo Monti. A sostenerlo non è un qualunque sfasciacarrozze di provincia, e neppure il prof. Ichino, ma il “Financial Times” del 6 marzo 2012. I mercati guardano avanti. Dopo aver fatto scendere da cavallo il Cavaliere, e dopo aver allocato alla testa del governo il rettore bocconiano, adesso allevano con cura lo scalpitante venditore fiorentino. In questo non c’è alcuna novità, a parte lo scapigliato “stil novo” di un politico di professione che fa il verso al caposcuola di Arcore. È manifesta, invece, una razionale continuità, volta a consolidare il potere di comando dei cosiddetti investitori istituzionali, veri proprietari universali.
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“Loro” lo sanno che il debito pubblico si può cancellare
Assorbire il debito pubblico con complesse manovre? No, più semplice: basterebbe cancellarloe farlo sparire per sempre dai bilanci delle banche centrali – non la Bce, ovviamente, ma quelle dei paesi liberi, dotati cioè di moneta sovrana. Ne parlano, qua e là, le pubblicazioni economiche più importanti al mondo: fine dell’austerity, delle super-tasse, dei “sacrifici”. La soluzione: una “semplice manovra contabile”. «Lo sanno tutti, sotto sotto, a Londra e a New York, al Fondo Monetario, al “Wall Street Journal”, al “Telegraph”, al “Financial Times”, alla City di Londra che il debito pubblico è un gioco di prestigio, un imbroglio e il governo lo potrebbe cancellare quando vuole», scrive il blog “Come don Chisciotte” in un intervento ripreso da “Megachip”. Il 16 ottobre il “Wall Street Journal” parla della “tentazione” della Gran Bretagna: «Cosa succederebbe se la Banca d’Inghilterra cancellasse semplicemente i 400 miliardi di debito pubblico che ora detiene?». Fa eco Gavyn Davies sul “Financial Times”: «La banca centrale cancellerà il debito pubblico?».
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Regionopoli: se anche il figlio di Ambrosoli getta la spugna
L’avvocato è Umberto Ambrosoli, un cognome che a Milano è molto impegnativo da portare. Umberto è figlio di Giorgio, ed è uno stimato penalista. Giorgio (lo scrivo per i più giovani) era il liquidatore della Banca Privata Italiana, ucciso nel 1979 su ordine del “banchiere cattolico” della mafia italo-americana Michele Sindona. La storia di Giorgio Ambrosoli è stata raccontata in migliaia di articoli di giornale, “speciali” televisivi, diversi libri. L’ultimo (credo) scritto dallo stesso figlio che lo ha definito «un atto d’amore per il Padre, un attestato di incondizionata ammirazione per il professionista che obbedisce solo alla Legge, un tributo all’Uomo e al Cittadino, esempio altissimo di virtù civili», e si intitola significativamente “Qualunque cosa succeda”. Ma il più conosciuto credo che resti quello scritto da Corrado Stajano (anche e molto per l’incisività del titolo): “Un eroe borghese”. Così si chiama infatti anche il film di Michele Placido che ne ha amplificato la popolarità.
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Londra, Street Bank: comprare meno e prestarsi di tutto
Sapere di avere tutto a portata di mano tranquillizza, rasserena. Tutti gli strumenti per eventuali riparazioni, gli hard-disk per immagazzinare eventuali file, le stoviglie per eventuali ospiti, il frulla-tutto per piatti esotici, e così via, rispetto ad ulteriori esigenze “varie ed eventuali”. Conosco pochi appassionati del minimal, ho a che fare sovente con personaggi affetti da “possessivite acuta” che scoprono di avere un trapano quando ripongono la scatola di quello appena comprato, o che magari comprano un hard-disk di 2 tera-byte occupandone solo un decimo dello spazio. E se invece di avere tutto a disposizione all’interno delle mura domestiche si potesse pensare al quartiere dove si vive, alla rete di vicini, come lo spazio di approvvigionamento e, soprattutto, di condivisione?
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Euro-studenti al verde: addio Erasmus, giovane illusione
Qualche illuminato, ogni tanto, ha provato a dire che dovrebbe essere obbligatorio: almeno un semestre via da qui, fuori dalle beghe di casa, lontano dalle abitudini nostrane, via, a farti le ossa in Europa. Invece non ci sono i soldi e l’Erasmus, annunciano, forse non ci sarà più. Aveva appena festeggiato i 25 anni: un quarto di secolo in cui tre milioni di studenti universitari hanno fatto la valigia e sono andati a studiare in un altro paese dell’Unione. Studiare. Diciamo la verità, lo studio – inteso come libri, scrivanie, esami e professori da temere – forse è l’ultima cosa che uno ricorda di quei sei mesi di squilibrio. Squilibrato, se lo ricordano così, quel viaggio che di solito comincia a settembre o a febbraio, si interrompe a luglio, ma nella testa di chi l’ha fatto non è finito mai. Se non altro perché ancora oggi, magari a dieci anni di distanza, ha un amico a Londra, uno a Granada, un altro a Nantes e un altro ancora a Coimbra.
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Chiesa: i criminali al governo ci trascinano verso la Grecia
Guardavo le manifestazioni per l’accoglienza veramente calorosa riservata alla signora Merkel ad Atene e pensavo che dovremmo denunciare fin da subito il governo Monti e tutta la classe politica italiana: per istigazione a delinque, perché ci stanno portando in Grecia. Perché stanno portando il nostro paese allo scontro sociale, al muro contro muro. Cioè: sono loro i fomentatori dei disordini. Chiedono sacrifici che, oltre a colpire la vita di milioni di persone, non servono a nulla – come già le cifre stanno dimostrando. La cura da cavallo a cui siamo stati sottoposti negli ultimi due anni non ha prodotto nulla: siamo in recessione. Ma con queste misure, nuovamente annunciate, andremo ancora più in giù: ci sarà meno occupazione, cioè meno soldi in tasca alla gente, più precarietà, meno domanda, aziende che chiudono, entrate dello Stato che diminuiscono, altri tagli alla spesa, altra recessione. E’ una spirale verso il basso, che non prevede risalita.
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La trappola di Draghi: ora l’Italia dovrà chiedere aiuto
La Bce comprerà titoli di Stato in modo illimitato ma solo sul mercato secondario, quello dei titoli a breve scadenza. Sui bond governativi a lunga scadenza interverrà invece eventualmente il fondo “salva-euro”, ma solo in base a trattati-capestro che condannino i paesi come l’Italia a cedere altre quote della loro sovranità economica, aggravando ulteriormente i deficit e preparando la spoliazione finale dei paesi in crisi. L’intervento della Bce, deciso il 6 settembre, non assomiglia al “quantitative easing”, l’alleggerimento realizzato da banche centrali come la Federal Reserve: «Gli acquisti saranno limitati esclusivamente a bond governativi a breve scadenza – osserva Gad Lerner – e la misura sarà “sterilizzata” per prevenire il rischio inflazione che potrebbe scattare con l’aumento della massa monetaria». In ogni caso, l’intervento della Bce scatterà solo all’interno delle rigide condizioni dei programmi di aiuto, imposte da Angela Merkel.