Archivio del Tag ‘Istat’
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L’Italia va a rotoli: non malgrado Monti, ma grazie a lui
Il fallimento delle politiche economiche messe in atto dal governo Monti è anche il fallimento delle teorie economiche che le hanno sostenute sul piano “scientifico”, secondo cui la riduzione della spesa pubblica accresce i consumi e gli investimenti privati. Pessimo il bilancio di Monti: centomila persone, secondo l’Istat, hanno perso lavoro nel corso dell’ultimo mese, mentre il tasso di disoccupazione giovanile è al massimo storico, sopra il 30%. Catastrofica la valanga di fallimenti che travolge le imprese, con oltre 100 crisi industriali in atto. E il debito pubblico? Sempre peggio: in rapporto al Pil, è aumentato del 6% nell’ultimo anno. Ormai è sempre più evidente: «Ciò che viene definita “crisi” – secondo Guglielmo Forges Davanzati – oggi non è nient’altro che l’inevitabile effetto di politiche fiscali restrittive attuate in un contesto di calo della domanda aggregata: politiche che questo governo, più del precedente, ha perseguito con la massima tenacia».
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Fame e freddo, l’Istat: in sofferenza un italiano su cinque
Incapaci di far fronte a spese impreviste e in arretrato con bollette, affitto e mutui. Peggio ancora: c’è chi non può permettersi un pasto proteico – a base di carne – nemmeno una volta ogni due giorni. Indicatori in picchiata nell’Italia che sprofonda nella crisi, secondo le ultime analisi dell’Istat. Che rilevano disagi crescenti: un italiano su cinque, ormai, soffre vere e proprie privazioni materiali. Chi deve rinunciare all’automobile, chi alle vacanze – neppure una settimana di ferie all’anno – e chi è costretto persino a fare a meno della lavatrice, del telefono, del televisore. Addirittura, tra i parametri della nuova povertà, l’istituto di statistica segnala anche le famiglie che, per mancanza di denaro, restano al freddo e non possono riscaldare in modo adeguato la propria abitazione. E’ la drammatica fotografia degli effetti del “rigore” decretato da Mario Monti, in ossequio a Bruxelles che impone il drastico taglio della spesa sociale, deprimendo economia e consumi.
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Meno spesa, tasse, credito zero: il rigore uccide le imprese
Il rigore non piace neppure agli industriali: lo stesso presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, ha ripetutamente chiarito che i tagli alla spesa pubblica non aiutano certo la ripresa degli investimenti nel settore privato. Per rilanciarli occorre ridurre il “cuneo fiscale” (meno tasse sul lavoro dipendente, e quindi più occupazione) e ampliare i mercati di sbocco interni, in due modi: più spesa pubblica e meno tasse. E soprattutto: rendere più agevole l’accesso al credito bancario da parte delle imprese. Al contrario, le politiche di austerity contraggono i redditi, quindi anche i risparmi, spingendo le banche a chiudere i cordoni della borsa. «Il calo dei risparmi – osserva Guglielmo Forges Davanzati, economista dell’università del Salento – si traduce nella riduzione dei depositi bancari, che a sua volta spinge le banche a essere meno accomodanti nell’erogazione di finanziamenti alle imprese», peraltro già a corto di profitti dallo scoppio della crisi.
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Eutanasia della sanità italiana, e nessuno dice niente
In sanità, prima della “spending review” appena approvata dal Parlamento, la situazione dei cittadini era già disastrosa. Lo confermano i dati resi pubblici dai principali e più autorevoli centri di ricerca, dall’Istat al Censis, dal Ceis a “Osserva salute”. E’ in atto da anni una crescente espropriazione del diritto alla salute. Secondo, avanza una forte privatizzazione del sistema pubblico: milioni di persone, per avere quello a cui hanno diritto, sono costrette a pagare di tasca propria, e chi non può “si arrangi”. Inoltre, le politiche di governance scaturite da ben tre riforme sanitarie e da una modifica della Costituzione, tutte varate dal centrosinistra (aziendalizzazione, titolarità delle Regioni, federalismo), si sono rivelate inadeguate ai cambiamenti sociali e ai condizionamenti economici del nostro tempo.
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Massacro sociale: ci siamo, l’Italia precipita verso la Grecia
Meno lavoro, meno diritti, meno futuro. Il bilancio per l’Italia del Rapporto sui diritti globali 2012, pubblicato oggi dall’Associazione Società Informazione e promosso da Arci, Cgil e un gruppo di associazioni, è pessimo. «La prima guerra mondiale della finanza ha provocato l’11 Settembre dello Stato sociale e dei diritti», si legge nel Rapporto. La conferma è nei numeri, che raccontano un Paese in cui povertà e disuguaglianze sono in aumento, mentre le voci principali di spesa sociale, tra il 2008 e il 2011, hanno subito tagli complessivi dell’80%. Una tendenza che si aggraverà nel 2013, spiega il Rapporto, che quest’anno si intitola “La Grecia è vicina”. Al centro delle 1300 pagine di questa decima edizione, non poteva che esserci la crisi. Ma se gli Usa hanno provato a dare qualche impulso alla crescita, l’Europa, denuncia il Rapporto, sarebbe tutta concentrata sullo smantellamento dello Stato sociale e dei diritti acquisiti da lavoratori e pensionati.
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Il futuro delle stragi: la mafia si compra l’Italia, legalmente
Sono passati vent’anni dalle stragi di Capaci e di Via D’Amelio. Vent’anni dopo credo che l’urgenza sia capire se quelle bombe scoppiano ancora, cosa hanno prodotto, cosa ci hanno insegnato e cos’è la mafia adesso. In questi venti anni ci hanno fornito i colpevoli perfetti. Come si fa a non odiare i visi di Provenzano, di Riina, di Bagarella? Come si fa a non tirare un sospiro di sollievo a vederli dietro le sbarre e ad autoconvincersi che sono stati loro, e solo loro, a seminare morte e terrore. Come se questi signori fossero stati soltanto dei tumori in un corpo sano, come dei malvagi alieni scesi sulla terra, mostri inumani e geneticamente diversi da noi. Perfetti capri espiatori per farci vivere meglio, anestetizzati. Mettere in piazza quelle facce ed accollare a loro, e solo a loro, la violenza è servito. E’ servito a schermare una verità di fondo: evitare di farci vedere quanto incapaci e criminali sono state le nostre classi dirigenti.
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Il futuro è un incubo: la crisi condanna un giovane su tre
Il tasso di disoccupazione in Italia è ormai al 10%, in Europa quasi all’11%, con un quarto dei giovani europei che non lavora né studia. In Italia sono invece quasi il 36% i ragazzi che non svolgono alcuna attività. I nuovi dati comunicati oggi dagli Uffici di Statistica europeo ed italiano sono semplicemente drammatici. Il tasso di disoccupazione a marzo è salito al 9,8%, in rialzo di 0,2 punti percentuali su febbraio e di 1,7 punti su base annua, con 500 mila disoccupati in più nell’ultimo mese. E’ il tasso più alto da gennaio 2004, l’inizio delle serie storiche mensili. Secondo l’Istat il numero dei disoccupati a marzo è di 2 milioni e 506 mila, in rialzo del 2,7% su febbraio. Su base annua il rialzo è del 23,4%. Anche in questo caso é il livello più alto dal gennaio 2004. Con riferimento alle serie storiche trimestrali è record da IV trimestre 1999.
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Cittadini, vi rubiamo tutto. Non l’avete capito? Cazzi vostri
Cittadini – lasciate che vi chiami così anche se tutti sappiamo che siete servi, schiavi, sudditi – però voglio chiamarvi cittadini per non umiliarvi inutilmente. Dunque: cittadini, noi siamo la classe padronale al governo e c’abbiamo ‘na grave responsabilità: dobbiamo dirvi che c’è una grossissima crisi – irreversibile: non possiamo darvi speranze. Be’, intanto noi vi mandavamo in miniera, vi riempivamo i polmoni di biossido di silicico; voi crepavate, però vostra moglie otteneva la reversibilità della pensione: però, oggi, questo non ve lo potete più permettere. Cittadini, un tempo vi mandavamo in fabbrica; noi vi facevamo lavorare quattro, cinque, sei, sette, otto, anche nove ore; sapevamo che dopo quattro ore avevate prodotto tanto quanto bastava per far vivere dignitosamente tanto voi quanto noi; ma noi vi sfruttavamo in fabbrica e utilizzavamo il vostro plus-lavoro per ottenere un plus-valore che ci intascavamo alla faccia vostra.
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Caduto il Muro, addio Italia: un declino che viene da lontano
L’inizio del declino italiano ha una data esatta ed è il 26 dicembre 1991. Quel giorno si sciolse ufficialmente l’Unione sovietica e finì la guerra fredda. E con la guerra fredda finì anche quella che potremmo chiamare l’eccezione italiana. Perché per 35 anni l’Italia era stata la frontiera geografica e politica dell’impero occidentale. Frontiera geografica (orientale) perché il blocco sovietico cominciava proprio sull’altra riva dell’Adriatico. Frontiera politica perché il Pci era il più forte partito comunista dell’Occidente. Quindi tutto fu messo in opera (e tutto fu consentito) perché l’Italia americana fosse una “success story”. Da qui il miracolo economico, da qui la straordinaria stabilità politica di un regime sostanzialmente monopartitico (i gabinetti cadevano sì uno dopo l’altro, ma a rotazione le poltrone erano occupate sempre dagli stessi).
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Allarme giovani, uno su tre è senza lavoro
Un giovane su tre, in Italia, è senza lavoro. Mentre l’agenda nazionale oscilla fra i guai di Berlusconi, dalla legge-bavaglio al processo Dell’Utri, il tasso di disoccupazione nella fascia di età 15-24 anni continua a salire, inanellando nuovi record: a maggio – fa sapere l’Istat – è arrivato a toccare il 29,2%. Sono dati «non più sostenibili» e «preoccupanti», «gravissimi» secondo la Cgil: i sindacati chiedono con urgenza misure per ridare fiato all’occupazione, partendo da un impulso concreto per i giovani, che ormai da mesi soffrono delle difficoltà di inserimento occupazionale, mentre il tasso dei senza lavoro tra i 15 e i 24 anni continua a salire costantemente.
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Disoccupati, boom a ottobre: oltre 2 milioni senza lavoro
I disoccupati in Italia in ottobre hanno superato la soglia di 2 milioni di unità per la prima volta da marzo 2004. Lo comunica l’Istat, che inizia con l’attuale rilevazione a diffondere i dati sulle forze di lavoro su base mensile e non più trimestrale. «Il mese di ottobre conferma l’accelerazione del ritmo di crescita della disoccupazione e porta l’area delle persone in cerca di occupazione sopra i 2 milioni», spiega un funzionario Istat al “Corriere della Sera”, ribadendo che si tratta di stime provvisorie. L’Istat sottolinea che l’aumento della disoccupazione è legato anche all’aumento della tendenza a cercare lavoro. Infatti il tasso di disoccupazione cresce a fronte di un’occupazione stabile.
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Istat: crollano i redditi, Italia sempre più povera
L’Italia è sempre più povera: il reddito lordo a disposizione delle famiglie italiane, consumatori e micro-imprese, è calato di 11 miliardi di euro nel secondo trimestre del 2009. È quanto emerge da un’indagine dell’Istat che, fornendo dati non destagionalizzati, si riferisce al secondo trimestre del 2009, e analizzati sulla base degli ultimi trimestri. Secondo l’Istat insieme al reddito si riduce anche la propensione al risparmio, che è scesa dello 0,4 punti rispetto al trimestre precedente