Archivio del Tag ‘Gianfranco Fini’
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Non si Monti la testa: finora ha salvato soltanto le banche
Forse è venuto il momento di dire al professor Mario Monti che s’è montato la testa. E la Fornero ancor di più. A furia di leggere sui giornali amici (cioè quasi tutti) che sono i salvatori della patria, i due hanno finito col crederci. In realtà, in estrema e brutale sintesi, finora hanno recuperato miliardi sulla pelle dei pensionati e degli “esodati”, facendo dell’Italia il paese europeo dove si va in pensione più tardi; e altri contano di recuperarli sulla pelle dei lavoratori, dando mano libera alle aziende di cacciare chi vogliono, camuffando per licenziamenti economici anche quelli disciplinari e discriminatori. Quanto alle liberalizzazioni, a parte qualche caccolina sui taxi e le farmacie, non s’è visto nulla, mentre s’è visto parecchio a favore delle banche.
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Per favore, basta menzogne: se l’Italia diventa No-Tav
No-Tav di tutto il mondo unitevi: mentre in migliaia sfilavano nel centro di Roma dopo l’incredibile “niet” di Mario Monti, che si rifiuta di aprire un dialogo con la valle di Susa, manifestanti mobilitati contro la sordità del potere che vuole imporre la Torino-Lione senza dare spiegazioni hanno trasformato il 3 marzo in una giornata anche internazionale di protesta. Oltre al fash-mob dei valsusini che hanno beffato la sorveglianza e aperto a sorpresa, per mezz’ora, il casello autostradale di Avigliana, abolendo il pedaggio e distribuendo agli automobilisti volantini con scritto “Oggi paga Monti”, i No-Tav italiani hanno manifestato a Perugia, Catania, Imperia, Mantova, Pisa, Pesaro, Sestri Levante e Trieste. Ma anche all’estero: a Parigi, a Dublino e a San Sebastian nei Paesi Baschi, a Londra sotto il consolato italiano, a Ginevra davanti alla sede Onu e persino a Budapest con un presidio musicale vicino all’ambasciata.
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Dovevamo arrenderci: lo decise la Cia già al G8 di Genova
Manovre lacrime e sangue per tutti tranne che per la “casta” mondiale, sovranità limitata o revocata, bavaglio universale all’informazione. Sindacati neutralizzati, banchieri al governo e partiti-fantasma ormai agli ordini dei signori dell’economia. Quello che oggi chiamiamo crisi era stato largamente previsto, dagli stessi super-poteri che, già nel 2001, prima ancora dell’11 Settembre, si preoccuparono di disinnescare sul nascere una potenziale bomba democratica planetaria, quella del movimento no-global. Diritti contro soprusi, cittadinanza contro privatizzazione. In altre parole: anticorpi civili per difendersi dalla globalizzazione selvaggia. Profeticamente, li pretendeva il “popolo di Seattle”. Fu fermato appena in tempo e nel modo più brutale, con il bagno di sangue noto come G8 di Genova.
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Le lacrime dei tecnocrati incaricati di farci piangere
La ministra Elsa Fornero piange nell’annunciare i sacrifici agli italiani? Niente facili ironie, per favore, su questo «ceto di tecnocrati pazzi», che «piange per il massacro sociale che impone ai deboli: massacro fatto in nome di una crescita che non arriverà». Marino Badiale, dalla trincea critica di “Alternativa”, sanziona nel modo più netto lo stile d’esordio del governo Monti: «Non si può scherzare su ciò che questa gente dalla lacrima facile sta facendo: stanno distruggendo il nostro paese, le nostre speranze, il nostro futuro, le nostre vite. E lo fanno, nei casi migliori, per una fede irrazionale in quelle stesse teorie economiche che hanno portato alla crisi, e che non faranno che peggiorarla». Oppure, nel caso peggiore, agiscono per conto di super-poteri internazionali che «vogliono rapinare ciò che in questo paese non è stato ancora rapinato».
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Destra e sinistra? Scordiamoci il meno peggio: non esiste
Il pantano maleodorante della politica italiana si va allargando ad alta velocità e, secondo ogni probabilità, noi andremo a votare anticipatamente – non si sa su che cosa, non si sa neanche per chi – ma questo è quello che si delinea. Andremo a votare con la stessa legge elettorale che abbiamo adesso, il che significa un Parlamento se possibile ancora peggiore, ancora più imbelle, più inetto, più controllato, più mafioso. In ogni caso, quelli che verranno – se verranno, dopo l’attuale disastro – saranno degli ostaggi: ostaggi consenzienti dell’attuale sistema della finanza europea e mondiale; un altro tipo di balordi, perfino più pericolosi degli attuali.
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Sorgi: vedrete, sarà il centrodestra a liquidare Berlusconi
La strada di un governo Tremonti, vagheggiato a più riprese nel corso della legislatura ma mai concretizzatosi seriamente, si è all’improvviso riaperta dopo i risultati a sorpresa delle amministrative, con Berlusconi sconfitto a Milano, la Lega in fibrillazione e i Responsabili in preda al si salvi chi può. Obiettivo di tutti, centrosinistra ma anche centrodestra: mettere fine alla leadership di Berlusconi, irrimediabilmente compromessa dal disastro elettorale milanese e dai fallimenti nel resto d’Italia, giù fino a Napoli. Torna quindi a spuntare l’ipotesi di un governo di fine legislatura, visto che i clamorosi rovesci del 16 maggio mettono una seria ipoteca sull’eventualità che il Cavaliere possa ancora correre, in futuro, per la premiership.
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Berlusconi al lavoro: come abolire il Parlamento
Da alcuni giorni “Il Fatto Quotidiano” pubblica, in una rubrica di Caterina Perniconi, le “ore lavorate” ogni giorno dalla Camera e dal Senato. Deputati e senatori si sentono offesi perché in quelle ore (pochissime) non vengono incluse le attività delle Commissioni. È vero, ma qualcosa non funziona se quella attività, che pure a volte è intensa, non si riversa nelle aule di Montecitorio e di Palazzo Madama. Succede questo. Berlusconi è stato molto abile nell’inventare una forma nuova di scardinamento costituzionale, ovvero, se tollerate l’espressione troppo usata ma non infondata, di colpo di Stato.
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Commissariare il Secolo d’Italia: giornale troppo finiano
«Si è arrivati al redde rationem anche sullo storico quotidiano del Msi»: lo scrive, in un articolo molto bene informato, “Il Giornale”, rendendo pubblico un progetto di cui finora si era parlato solo nei corridoi: l’intenzione di “normalizzare” il Secolo d’Italia attraverso la sostituzione dei suoi vertici. L’amministratore Enzo Raisi è stato già rimpiazzato da un cda nominato dal Comitato dei Garanti di An, che si insedierà mercoledì in via della Scrofa. E ora, secondo il Giornale, «è in bilico il posto di Flavia Perina», che avrebbe «già respinto l’ipotesi di una condirezione» (ma non è vero). La notizia, “postata” dalla pagina facebook di Raisi, ha fatto il giro del web raccogliendo una pioggia di attestazioni di solidarietà per il “Secolo”.
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Spenta la discoteca di Arcore, verrà l’ora di Tremonti
L’ora X di Giulio Tremonti si avvicina. Inesorabilmente? Nei pronostici del dopo-Berlusconi il suo nome è quello più gettonato da mesi. Ogni buon cronista di cose politiche avrà scritto su di lui migliaia di righe raccogliendo le sue parole, sempre più scarse, quelle dei suoi detrattori, sempre più anonime, le voci dei nuovi supporters. A differenza di quanto accade a candidati di una corsa lunga che vedono assottigliarsi le forze e le chanches in vista del traguardo provati dalla lunga fatica, Giulio Tremonti appare invece sempre più pimpante nei suo vestiti chiari molto-ceto-medio, con quel sorrisino ironico che sembra prendersi gioco del teatrino della politica, con le assidue frequentazioni di banchieri di Dio e di leghisti della prima ora.
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Rubygate, Berlusconi teme Letta e i servizi segreti?
L’accerchiamento è sempre più asfissiante. E la paura è che dalla procura di Milano il “grosso” non sia ancora arrivato. Mentre nell’ultimo clamoroso video-messaggio del 19 gennaio, giudicato “eversivo” da molti commentatori, il premier pretende che vadano «puniti» i magistrati che indagano sul “Ruby-gate”, Berlusconi teme che nei cassetti delle redazioni ci siano interi arsenali pronti ad esplodere. Il quadro sembra fuori controllo: non è un caso che Niccolò Ghedini, durante la riunione con tutti gli avvocati del premier, abbia dato voce al sospetto più inquietante: «Ma è possibile che tutti gli apparati sono in mano a uomini non nostri, da D’Alema a De Gennaro, e in questa vicenda non abbiamo avuto comunicazioni su quel che stava accadendo?».
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Berlusconi resiste? Se Fini piange, Vendola ride
Con tre voti di maggioranza, strappati in extremis ai finiani «nell’ultima compravendita notturna», Berlusconi rimane a Palazzo Chigi: per fare che cosa? Quel margine precario, «appeso a mille promesse impossibili», secondo il direttore di “Repubblica”, Ezio Mauro, non consentirà al premier di far approvare più nulla. Gianfranco Fini, il grande sconfitto nella battaglia parlamentare sulla sfiducia, considera quella del Cavaliere una vittoria di Pirro e avverte che «ora ci divertiremo», preannunciando un Vietnam parlamentare che potrebbe accelerare il ricorso alle elezioni anticipate. Niente governo tecnico? A sinistra c’è un solo vincitore: Nichi Vendola.
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Wu Ming: da Fini e Bersani una lista di ipocrite banalità
«Premessa: dal segretario del Pd non ci aspettavamo certo affermazioni radicali, estreme, rivoluzionarie. Sappiamo da sempre che quel partito non rappresenta il nostro modo di intendere la politica. Ciononostante, ci aspettavamo quantomeno delle affermazioni. Non le abbiamo sentite». Così si esprime il collettivo Wu Ming, autore di fortunati romanzi come “Q”, all’indomani della controversa apparizione di Bersani e Fini nella trasmissione di Fazio & Saviano, alle prese con l’elenco dei “valori” di destra e sinistra: “La lista dei bolliti”, l’ha archiviata impietosamente Marco Travaglio, che parla di «valori ampiamente intercambiabili», ascrivibili indifferentemente all’una o all’altra cordata.