Archivio del Tag ‘Beppe Grillo’
-
Per favore, non massacrateci: No-Tav, appello ad Amnesty
«Scriviamo per attirare la vostra attenzione sul clima di minaccia ed annunciate violenze che i politici e gli imprenditori torinesi stanno creando contro il sacrosanto diritto di noi cittadini di protestare in modo pacifico, per contrastare la costruzione della nuova linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione». Così l’appello che i No-Tav “sotto assedio” a Chiomonte in valle di Susa indirizzano ad Amnesty International, dopo l’accorata lettera aperta rivolta ai «cittadini in uniforme», gli agenti delle forze dell’ordine: «Non siamo noi i violenti, riflettete: quello che vi chiedono è di usare la forza per consentire la rapina dell’Italia, attraverso il colossale sperpero della Torino-Lione». E mentre la Cisl – senza Bonanni – “sbarca” a Susa per schierarsi coi cantieri, Fiom e Cobas restano accanto alla valle di Susa, che mobilita i suoi sindaci come nel 2005 per fermare l’assalto delle ruspe.
-
I No-Tav alla polizia: fermiamo insieme la rapina dell’Italia
Il movimento No Tav lancia un appello ai cittadini in divisa che dovrebbero mettere in pratica quanto richiesto dalla politica. Il mondo politico e imprenditoriale auspica con bellicose dichiarazioni una soluzione “militare da parte delle Forze dell’Ordine” per liberare entro il 31 maggio l’area de La Maddalena per non perdere il finanziamento europeo alla nuova, inutile e devastante linea ferroviaria Torino Lione… Invitiamo tutti gli appartenenti alle Forze dell’Ordine di qualsiasi corpo e grado a riflettere profondamente sulla situazione e sulle cause che l’hanno originata. Siete chiamati a facilitare con la forza l’avviamento di un progetto voluto dalle lobby politico/imprenditoriali/mafiose al solo scopo di poter mettere le mani su centinaia di milioni di euro di denaro pubblico.
-
Vendola e Grillo, il nuovo che avanza in ordine sparso
Fateci caso: col suo exploit clamoroso, Beppe Grillo sfiora il 10% proprio a Bologna, dove il Pd mantiene la posizione per il rotto della cuffia. E proprio Bologna è la città di Fini e Casini, ovvero l’aspirante Terzo Polo, non certo premiato dagli elettori il 16 maggio. E quindi: è Grillo l’unica vera novità sul mercato elettorale italiano, grazie allo sfascio berlusconiano del centrodestra arrivato a terrorizzare i moderati, alla lunga crisi irrisolta del centrosinistra e al velleitarismo debole dei centristi. Nuovo che avanza? Macché. Secondo gli analisti più critici, non si va oltre l’esito agonistico del derby che Berlusconi ha voluto e disastrosamente perso, imboccando il viale del tramonto. Ma nel campo opposto regna il caos, senza ancora un’alterativa – né elettorale, né tantomeno politica – per uscire dalla grande crisi.
-
Riscossa civica: pronti a vincere anche i referendum
Di una cosa possiamo essere sicuri: d’ora in poi nella politica italiana niente sarà più come prima. Il voto di ieri, che proprio Silvio Berlusconi aveva presentato come un referendum su se stesso e sul suo governo, ha dato un responso chiaro. Ha detto che il Paese non ne può più del Cavaliere. Ha dimostrato che il suo disprezzo per le regole, per gli avversari, per l’etica e per l’educazione, ha ormai irrimediabilmente stancato. Per questo non è azzardato prevedere che, se tra quindici i giorni anche i ballottaggi – a partire da quello di Milano – si concluderanno nello stesso modo, la permanenza del presidente del Consiglio pro-tempore a Palazzo Chigi rischia di durare meno di quanto lui speri.
-
Sorpresa, Milano mette alla porta il Cavaliere estremista
Temendo la fragilità della Moratti, Berlusconi aveva concentrato sulla “capitale del Nord” tutta la sua forza d’urto, trasformando la campagna elettorale in un rodeo violento. Ma stavolta, contro il Muro di Milano s’é schiantato: in confronto al rabbioso Cavaliere estremista, il mite Giuliano Pisapia, ex comunista, è apparso un campione di riformismo moderato, nel solco della tradizione meneghina dei sindaci più apprezzati, da Aniasi ad Albertini. E solo per un soffio l’avvocato Pisapia ha mancato l’apoteosi della vittoria secca, al primo turno: ipotesi impensabile anche solo alla vigilia, quando il semplice ballottaggio poteva già sembrare un trionfo. «La favola è finita», scrive Massimo Giannini su “Repubblica”: «Il berlusconismo come narrazione epica e proiezione carismatica cade sotto i colpi della nuda verità».
-
Voto utile? No, grazie: ci salverà solo il Referendum
«Il referendum del 12-13 giugno: quella è la nostra vera, ultima occasione». Adriano Celentano, intervenuto ad “Annozero”, la pensa esattamente come Giulietto Chiesa, convinto che la prova referendaria sia «la prima vera occasione di democrazia, dopo oltre vent’anni di sequestro delle istituzioni da parte della Casta». Nucleare, acqua pubblica, legittimo impedimento: «I cittadini potranno finalmente esercitare in modo diretto la loro sovranità». Celentano si prepara al peggio: se il quesito sul nucleare venisse escluso, «andiamo a votare lo stesso, depositando milioni di schede davanti agli uffici elettorali». Ma se il “Molleggiato” nel derby milanese tifa per Pisapia, che battendo la Moratti potrebbe provocare l’inizio della fine del berlusconismo, Giulietto Chiesa frena: anche i migliori candidati sono destinati all’impotenza, in questo sistema ormai al capolinea.
-
L’incubo del debito: se la Grecia dicesse addio all’Euro
Un signore, chiamato Pig, sta per fallire. Ha una grande idea. Per sopravvivere, vende i suoi debiti. Li chiama titoli di Stato. Molti li comprano, pretendono solo un piccolo interesse e la restituzione del capitale a termine del prestito. Il Pig ha trovato il sistema per vivere sopra i suoi mezzi. Continua a fare debiti e a venderli. Il suo bilancio familiare, però, peggiora; e chi compra i suoi titoli, per cautelarsi, chiede maggiori interessi. Il Pig è costretto ad aumentare gli interessi. Con il tempo la situazione diventa critica. I compratori del debito diminuiscono per paura del rischio. Il debito non è più “tripla A meno-meno”, ma “tripla B più-più”. Arriva il momento in cui il Pig non è più in grado di pagare gli interessi.
-
Ecomafie, non Green Economy: il Salento in rivolta
«Aiuto, il Salento sta morendo». Di cemento? Sì, ma non quello dei soliti palazzi. Il nuovo nemico ha un nome suggestivo e ingannevole: green economy. Che per il “Forum ambiente e salute”, network di comitati e associazioni per la difesa del territorio, in Puglia fa rima con devastazione, malversazioni spregiudicate e persino infiltrazioni mafiose per il facile riciclaggio di denaro sporco. «La green economy industriale sta devastando il nostro futuro». Paradosso? Forse, se l’avvenire che gli ambientalisti temono è fatto di «morte distese di ciminiere, mega pale eoliche e deserti di pannelli fotovoltaici, di cemento, di asfalto, di cave e discariche persino nucleari», là dove crescono gli uliveti più belli d’Italia, davanti a una costa tra le più affascinanti del Mediterraneo.
-
Occulto Italia, viaggio nelle sette che fabbricano leader
Scientology sarebbe entrata per alcuni anni nelle scuole italiane come ente formatore sotto le vesti di “Applied Scholastics” quando Letizia Moratti era ministro dell’Istruzione, mentre l’agopunturista ed ex dipietrista Scilipoti ha fondato il “movimento olistico” facendosi consigliare dal gruppo piemontese di Damanhur. Le sette sono tra noi e fanno proseliti: rappresentano grandi network, hanno bisogno della politica e intrecciano rapporti di scambio. Soprattutto, promettono felicità immediata: saranno le religioni di domani? E’ la domanda alla quale tentano di rispondere Gianni Del Vecchio e Stefano Pitrelli, autori del libro-inchiesta “Occulto Italia”. Viaggio in un mondo invisibile: nel quale si entra facilmente, spesso restandone coinvolti. E senza una legge che tuteli chi vuole andarsene.
-
Basta col ricatto radioattivo: referendum nucleare europeo
La Merkel ha dichiarato che «più presto la Germania uscirà dal nucleare, meglio sarà». La Germania ha 17 reattori che saranno spenti con un anticipo di nove anni, nel 2026 e non più nel 2035 come previsto prima di Fukushima. Nei prossimi tre mesi tutte le centrali tedesche saranno controllate con uno “stress test” e sette reattori saranno spenti per manutenzione e uno definitivamente., altri cinque saranno disattivati in maggio per controlli. Se la matematica non è un’opinione, come vorrebbero i nuclearisti (a proposito, qualcuno sta ancora blaterando sul nucleare sicuro di “nuovissima” generazione?), entro l’estate la Germania, una potenza economica mondiale, disporrà solo di 4 reattori (17 – 8 – 5 = 4). Come potrà sopravvivere? Con lo sviluppo delle energie rinnovabili che valgono già oggi il 17% dell’elettricità prodotta (il nucleare è al 22%).
-
Salvare l’Italia dal debito? Tagliamo sprechi e corruzione
Se sono bastati i 25 miliardi di tagli del 2010 per scatenare la protesta sociale, cosa accadrebbe se l’Europa chiedesse all’Italia di rientrare dalla voragine del suo debito? L’ipotetica maxi-rata, in teoria, ammonterebbe a 90 miliardi di euro l’anno. Una cifra mostruosa, che nessun governo oggi potrebbe prendere in considerazione. Missione impossibile, dunque? Con questa politica, certamente. Ma se invece si tagliassero di colpo sprechi, evasione e corruzione, l’Italia potrebbe perfino consentirsi una condotta virtuosa: uscendo dalla spirale del debito pubblico, che ormai rasenta i 2.000 miliardi, e permettendosi persino di scovare risorse strategiche per investire finalmente sul futuro.
-
Onesti contro criminali? Caro Saviano, il futuro è altrove
Di gente disposta a votare la Santa Alleanza ce n’è tanta. E a molti è sufficiente un motivo: la gigantesca, ciclopica inopportunità che Berlusconi rimanga a Palazzo Chigi. Ma di motivi ne occorrono altri per sperare di vincere e governare. Mentre la politica stenta ad offrire tali motivi, altri si organizzano in proprio. Lo ha fatto Saviano a Milano. Lo ha fatto il popolo viola manifestando ad Arcore. Lo fanno – dialogando a modo loro sul Corriere della sera di ieri – anche Adriano Celentano e Beppe Grillo (in un crescendo di deliri populisti che da solo potrebbe bastare a convincere un elettore indeciso che Berlusconi, in fondo, non è poi così dissennato).