Farinetti: macché Flax Tax, meglio una bella patrimoniale
L’ultimo nemico di Matteo Salvini si chiama Konrad Krajewski. L’elemosiniere del Vaticano è andato a riattaccare la luce in un palazzo di Roma occupato da alcune centinaia di persone, rompendo i sigilli ai contatori e prendendosi la piena responsabilità con prefettura e Acea. Un gesto che ha portato alla replica stizzita del ministro dell’interno: «Adesso mi aspetto che paghi anche i 300mila euro di bollette arretrate», ha detto Salvini. «Poteva evitare questa battuta», commenta Oscar Farinetti in un’intervista a “Radio Capital”: «Salvini ha rivelato un sentimento umano di base, che si può mettere sotto la parola ‘razzismo’. C’è questa nuova forma di razzismo che elimina completamente la pietà». Secondo il fondatore di Eataly, Padre Konrad «ha fatto molto bene, lo ammiro. Manca il sentimento umano della pietà, ormai. In Italia ci sono delle situazioni di povertà, e bisogna intervenire, dare una mano. Secondo me è un gesto importante». Contro la povertà, il governo ha lanciato il reddito di cittadinanza, su cui Farinetti ammette di avere un’opinione positiva: «È chiaro che una roba di questo tipo va fatta. Chiamiamola reddito di cittadinanza o reddito di inclusione, ma in una situazione generale in cui c’è della gente che non ha di che vivere è assolutamente indispensabile che scatti un sentimento umano, e che chi è stato più fortunato nella vita aiuta anche chi ha meno».
Sull’altra misura economica bandiera del governo, la Flat Tax, l’imprenditore è scettico: «La trovo anticostituzionale. È scritto nella Costituzione che chi guadagna di più deve pagare di più, e a me sembra il minimo», dice a “Daily Capital”, ospite di Jean-Paul Bellotto e Riccardo Quadrano. Per Farinetti, il problema della povertà «si può risolvere con una piccolissima patrimoniale sui risparmi degli italiani, che sono più di 4.000 miliardi. Se mettessimo via lo 0,5% ci saebbero 20 miliardi e potremmo affrontare sia il problema della povertà che quello dell’immigrazione. Ma c’è un altro tema strategico e importante, quello di avere un progetto per il paese. E questo manca». L’Italia, dice ancora Farinetti, in libreria con “Dialogo tra un cinico e un sognatore” (scritto per Rizzoli con Piergiorgio Odifreddi), «deve puntare tantissimo sulle proprie vocazioni: dovrebbe raddoppiare il numero di esportazioni delle proprie eccellenze e raddoppiare il numero di turisti stranieri per creare così un’infinità di posti di lavoro. Questa è una cosa che secondo me si può fare con un progetto di cinque anni». Aggiunge: «Ci dovrebbe essere un maggior impegno generale. Ci sono stati momenti come il miracolo economico nel dopoguerra, o il Rinascimento, in cui l’Italia ha fatto meraviglie. Ma i sentimenti umani che c’erano in quei periodi erano altissimi: c’era tanta fiducia, per esempio. Se manca la fiducia è un casino».
«L’aria nuova che si è tentato di far partire attraverso “vaffa” e rottamazioni in realtà non è ancora partita. Avremmo bisogno di qualche gesto importante, da parte di persone che diano il buon esempio. Il gesto di quel cardinale ad esempio è un grandissimo gesto di buon esempio». Il patron di Eataly svela anche un suo nuovo progetto: «Si chiama Green Pea, pisello verde, e si pone come obiettivo di vendere solo oggetti di rispetto, costruiti in armonia con il pianeta, e di farli diventare “cool”, perché secondo me salveremo il pianeta soltanto se diventerà simpatico o profittevole farlo. Bisogna passare dal senso del dovere al senso del piacere. Ho visto che questa cosa funziona egregiamente in tante nazioni del mondo, nel Nord Europa è figo comportarsi bene: uno che non fa la differenziata là non è che gli urlano dietro, ma lo guardano e pensano che ha dei problemi e bisogna aiutarlo». Infine, Farinetti nega di considerare una futura discesa in campo: «Non scendo in politica perché ritengo che non sarei bravo a farla; perché non è detto che uno che sia abbastanza bravo in un settore sia bravo in tutto, quindi la lascio fare a persone secondo me più brave di me e più valide di me».
(Oscar Farinetti a “Radio Capital”: “Serve una patrimoniale per combattere la povertà”, da “Dagospia” del 13 maggio 2019).
Per Farinetti, il problema della povertà «si può risolvere con una piccolissima patrimoniale sui risparmi degli italiani, che sono più di 4.000 miliardi. Se mettessimo via lo 0,5% ci saebbero 20 miliardi e potremmo affrontare sia il problema della povertà che quello dell’immigrazione.
Li risolvi, si fa per dire, per il primo anno perchè già l’anno dopo la cifra dovrà aumentare perchè una volta che la notizia del vivere a sbafo in Italia si diffonde nel continente dei ‘diversamente bianchi’ ne arriveranno ancora di più.
Farinetti che si fa? Una seconda patrimoniale mentre gente più che benestante come Lei scappa all’estero?
Segnalazione di alcuni articoli controinformativi tramite i quali si evince chiaramente e logicamente che la credibilità di Farinetti come imprenditore illuminato è pari a zero.
Prima Parte.
1. “La danza delle mozzarelle.
Slow food, Eataly, Coop e la loro narrazione”, di Wolf Bukowski
Wolf Bukowski spiega come il «sogno» di Gambero Rosso e Slow Food si sia tramutato in un incubo turbocapitalista fatto di ipermercati, gestione privatistica dei centri cittadini, precarietà per i lavoratori, cibo sano per i ricchi… e i poveri mangino merda.
Il modello neoliberista di Eataly si allarga nelle città e cancella diritti, forte delle partnership con potentati come Lega Coop e il gruppo Benetton e grazie all’appoggio del Pd, agli endorsement di Matteo Renzi e alla copertura ideologica fornita da un’intellighenzia che, nonostante cedimenti e giravolte, conserva l’etichetta «di sinistra». È questo demi-monde di scrittori, elzeviristi e cantanti a far passare per «buoni» i nuovi padroni, che così non pagano dazio per il predicar bene e razzolar male: inneggiano alla «resistenza contadina» e fanno affari con un neolatifondista che occupa 900.000 ettari di terra Mapuche in Patagonia; parlano di «autenticità» e propongono per l’Italia futuri preconfezionati da «Disneyland del cibo» e «Grande Sharm el-Sheikh».
Per il proseguimento dell’articolo, scrivere le seguenti parole chiave:
il megafono quotidiano libri la danza delle mozzarelle
2. Per trovare articolo, scrivere le seguenti parole chiave:
Parla come magni il libro la danza delle mozzarelle toglie il velo alla narrazione sul cibo di Expo Slow Food Farinetti Dagospia
3. Descrizione
Wolf Bukowski spiega come il “sogno” di Gambero Rosso e Slow Food si sia tramutato in un incubo turbocapitalista fatto di ipermercati, gestione privatistica dei centri cittadini, precarietà per i lavoratori, cibo sano per i ricchi… e i poveri mangino merda. E questo demi-monde di scrittori, elzeviristi e cantanti a far passare per “buoni” i nuovi padroni, che così non pagano dazio per il predicar bene e razzolar male: inneggiano alla “resistenza contadina” e fanno affari con un neolatifondista che occupa 900.000 ettari di terra Mapuche in Patagonia; parlano di “autenticità” e propongono per l’Italia futuri preconfezionati da “Disneyland del cibo” e “Grande Sharm el-Sheikh”. Ma il sogno di ieri non era già, in nuce, l’incubo di oggi? Il “predicar bene” non aveva già in sé tutti gli elementi del “razzolar male”? Questa è la storia di come ce l’hanno data a bere parlando di mangiare.
Per ordinarlo, scrivere le seguenti parole chiave:
La danza delle mozzarelle. Slow food, Eataly, Coop e la loro narrazione IBS
Migliore recensione:
“Wolf Bukowski analizzando le realtà di Eataly, Slowfood, Fico ed Expo dipinge un quadro a tinte fosche, fatto di un impoverimento costante dei lavoratori, teorizzato e funzionale alla costruzione di un tessuto economico che viva di turismo ed export.”, Il Libraio di Bologna.
Ho appena segnalato tramite un post tre interessanti articoli controinformativi che fanno a pezzi la storia di Oscar Farinetti come imprenditore illuminato ma per due volte non sono stati pubblicati, gatta censoria ci cova?
Staremo a vedere!
«… Avremmo bisogno di qualche gesto importante, da parte di persone che diano il buon esempio. …»
«Salvini ha rivelato un sentimento umano di base, che si può mettere sotto la parola ‘razzismo’. C’è questa nuova forma di razzismo che elimina completamente la pietà»
Da Berlusconi in poi, invece, é stato sdoganato, con grande leggerezza, e si é imposto come esempio, un thatcherismo di risulta che ha chiamato a raccolta i cultori di un vero e proprio politicamente corretto alla rovescia, scientificamente motivato e vissuto rigidamente, bacchettone ed ‘obbligatorio’, che non é di moda dileggiare come é consuetudine con il “boldrinismo”.
Il provincialismo é anche questo.
Seconda Parte.
1. “La Multinazionale del Politicamente Corretto. Eataly è l’esempio perfetto del “capitalismo umanitario” tanto celebrato” , di M. Volper per “L’Intellettuale Dissidente”
Giugno 2017
https://www.lintellettualedissidente.it/italia-2/la-multinazionale-politicamente-corretta/
2. Per trovare articolo, scrivere le seguenti parole chiave:
Biografia non autorizzata di Oscar Farinetti Intellettuale Dissidente
3. Per trovare articolo, scrivere le seguenti parole chiave:
La querela di Oscar Farinetti a Marta Fana Nextquotidiano
4. Per trovare articolo, scrivere le seguenti parole chiave:
Pasta di Gragnano il test conferma presenza di glifosato in alcune note marche Farinetti riveda posizione su grano italiano e chieda scusa ai consumatori L’Onesto
In conclusione e in breve, dalla prima parte ( non pubblicata, vedasi il post precedente ) e da questa seconda parte si evince chiaramente e logicamente che il soggetto in questione non ha nessuna credibilità di imprenditore illuminato in quanto sfrutta i lavoratori, nel senso che utilizza molto i lavoratori precari e il lavoro comunque lo paga poco, non gli importa un fico secco che alcune materie prime che si utlizzano nella sua azienda vengano prodotte da immigrati malpagati e sfruttati, anzi ne richiede un maggiore flusso, addirittura fa gli impicci ( legali ma pur sempre impicci se uno si vanta di continuo che il suo cibo è nettare degli dei! ) con il grano ( vedasi punto 4. ) e per non farsi mancare niente importanti concessioni di terreni e appalti li ha avuto per suoi agganci politici di altissimo livello e il tutto condito da un clima mediatico dei media mainstream a lui molto favorevole, quindi gente del genere che di imprenditore illuminato ha soltanto la narrazione inventata di sana pianta dai media mainstream ma che nei fatti è pari a zero e allora appunto gente del genere non è assolutamente nella condizione di poter dare consigli a qualunque governo di qualasiasi tipo che abbia anche solo un po di schiena dritta.
L’ultimo nemico di Matteo Salvini si chiama Konrad Krajewski. L’elemosiniere del Vaticano è andato a riattaccare la luce in un palazzo di Roma occupato da alcune centinaia di persone, rompendo i sigilli ai contatori e prendendosi la piena responsabilità con prefettura e Acea. Un gesto che ha portato alla replica stizzita del ministro dell’interno: «Adesso mi aspetto che paghi anche i 300mila euro di bollette arretrate», ha detto Salvini. «Poteva evitare questa battuta», commenta Oscar Farinetti in un’intervista a “Radio Capital”: «Salvini ha rivelato un sentimento umano di base, che si può mettere sotto la parola ‘razzismo’. C’è questa nuova forma di razzismo che elimina completamente la pietà». Secondo il fondatore di Eataly, Padre Konrad «ha fatto molto bene, lo ammiro. Manca il sentimento umano della pietà, ormai. In Italia ci sono delle situazioni di povertà, e bisogna intervenire, dare una mano. Secondo me è un gesto importante».
Riferimento: prima parte dell’articolo.
Ecco la controstoria che il renziano di ferro radical chic di Oscar Farinetti fa finta di non conoscere per poter fare il suo “Story Telling”, chissà come mai….
“Il business dietro il palazzo occupato degli antifascisti di Action imbarazza il Vaticano”, di C Gauro per il “Primato Nazionale
13 maggio 2019
A quanto pare il gesto del cardinale Konrad Krajewski, – l’elemosiniere di Papa Francesco che qualche giorno fa ha strappato i sigilli ai contatori della luce del palazzo occupato dal collettivo Action -, non è stato particolarmente apprezzato dai piani alti del Vaticano. Come riportato da Libero gli uffici della segreteria di Stato vaticana non hanno gradito l’iniziativa presa dal cardinale. Anzi il gesto “è stato visto come inappropriato e controproducente per l’immagine della Santa sede, proprio nel pieno della campagna elettorale”; da una parte per l’illegalità dell’azione, dall’altra per il giro di affari poco chiaro che gira intorno all’occupazione.
Giro di affari
Spin Time, stabile occupato dal movimento Action di via Santa Croce in Gerusalemme, dal 6 maggio scorso era rimasto senza acqua e senza luce. All’interno, oltre alle 450 persone che ci risiedono, vi sono anche un’osteria, un laboratorio di birra artigianale, una falegnameria e una sala prove. Saranno tutte in regola, queste attività? E che dire della quota d’affitto che tutti i nuclei degli occupanti sono tenuti a versare ad Action, come riporta oggi un’inchiesta del Messaggero? Dove vanno a finire quei soldi e perché non vengono utilizzati per pagare le bollette? Per non parlare poi della discoteca, con ingresso in via Statilia. Ogni fine settimana vengono organizzate serate (a pagamento) che attirano giovani come cavallette, interessati, più che alla musica, ai prezzi popolari degli alcolici e alla possibilità di trovare pusher ad ogni angolo de locale. Uscite di emergenza, misure di sicurezza: non pervenute. In compenso la sopportazione dei residenti nei palazzi limitrofi durante il weekend è giunta al capolinea.
Proseguimento:
https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/business-palazzo-occupato-antifascisti-action-117688/
Sarebbe stato curioso vedere se uno stabile occupato del genere fosse stato nelle immediate vicinanze di uno dei punti vendita di Eataly, come avrebbe reagito il renziano di ferro radical chic di Oscar Farinetti?
Visto il punto 3. del mio precedente post la risposta è molto scontata, sarebbe bastato già solo questo per inquadrare tutta la falsità di un personaggio del genere e dei tantissimi come lui, solo che per lui la cosa diventa più grave perché non dovrebbe ragionare come un politicante da strapazzo ma d’altronde a lui piace molto Renzi e quindi chi va con lo zoppo impara a zoppicare, questo nella migliore delle ipotesi, nell’ipotesi più realistica personaggi del genere oltre a essere falsi sono anche cinici e quindi sfruttano qualsiasi occasione e conseguente spazio mediatico per far tornare al potere politico i loro storici compagni di merende.
Farinetti, il re degli imbecilli che vorrebbe passare per tali anche tutti gli altri.
Dovrebbe combattere con i vermi per nascondersi sotto le pietre dal momento che non conosce i rudimenti dell’aritmetica.
Cioè il 10% di 1 è = 0,1 mentre il 10% di 1.000.000 è uguale a 100.000 ed il nostro genio tira in campo la costituzione affermando che chi più guadagna più deve pagare, forse non gli è chiaro l’esempio che ho adotto, d’altronde che attendersi da chi si ritiene amico del parolaio di Rignano?
Quanto alla solidarietà perché non prende ad esempio san Francesco e dona tutte le sue ricchezze ai poveri?
O siamo noi che dobbiamo dimostrare a lui di essere caritatevoli e solidali, chi si crede di essere?
L’elemosiniere del papa va incarcerato a vita.
1. Complimenti alla redazione di Libreidee per aver pubblicato la prima parte dei miei post, pensavo invece che ci sarebbe stata una censura, mi sbagliavo, meglio così.
2. Nel frattempo che i media mainstream si passano il tempo a dare ancora spago alla “Story Telling” del loro imprenditore illuminato, secondo la quale il futuro dell’Italia dovrebbe essere il turismo e l’export, succede anche questo:
SEVEL: FURGONI IN POLONIA, PAURA NELLA ”FABBRICA RECORD” DELLA VAL DI SANGRO
12 maggio 2019
http://www.abruzzoweb.it/contenuti/sevel-furgoni-in-polonia-paura-nella-fabbrica-record-della-val-di-sangro/688754-4/
3. Mentre i media mainstream si passavano il tempo a dare spago alla “Story Telling” del loro imprenditore illuminato, secondo la quale il futuro dell’Italia dovrebbe essere il turismo e l’export, è successo anche questo:
I Paesi dell’Est Europa ci portano via le fabbriche, ma noi abbiamo paura della Russia di Putin
Se si guarda al portafogli, il nostro Paese sta con chi non dovrebbe stare. I Paesi dell’Europa orientale, che vedono Putin come il fumo negli occhi, non perdono occasione per danneggiare la nostra economia a colpi di dumping e delocalizzazioni
Febbraio 2018
Per proseguimento articolo, scrivere le seguenti parole chiave:
I Paesi dell’Est Europa ci portano via le fabbriche, ma noi abbiamo paura della Russia di Putin Linkiesta Fulvio Scaglione
4. Ecco qui invece un esempio di imprenditore italiano davvero illuminato ma che i media mainstream non se lo filano neanche di striscio, chissà come mai……………
Per trovarlo, scrivere le seguenti parole chiave:
Mivar e Samsung una storia ed una lezione Intellettuale Dissidente
Io la patrimoniale la metterei a lui.
Che poi qualsiasi tassa la paga non chi guadagna davvero di più ma chi ha tutto alla luce del sole. Da sempre! Razza di un mentecatto imbecille.
Ricapitoliamo:
Gente, povera (forse), occupa uno stabile. In cambio del disturbo si occupano di ristrutturare, tenere pulito tagliare l’erba della proprieta’ (stato o privato che sia)? Nooo, sarebbe schiavitu’. Mentre l’italiano che fa due lavori per pagare il mutuo non e’ schiavo, e’ borghese e pure padrone.
Sicuramente gli okkupanti non fanno niente con le bollette e qui le aziende, che per i tuoi trenta euro di arretrato staccano la corrente in tre mesi, indovina cosa fanno? staccano la corrente. Egalite’.
Arriva il supereroe col crocifisso (se non l’ha tolto per non offendere i maomettani) e dice: “cosa???? pagare le bollette??? non sia mai!! si comincia cosi’, oggi paghi una bolletta e domani finisci col pagare tutta l’ICI arretrata per i luoghi non di culto!
Detto questo, si cala in un tombino e allaccia la corrente. Ovviamente il suo angelo custode gli da’ una mano compiendo un miracolo, se fosse cosi’ facile riallacciare la corrente, a sud di Reggio Emilia le bollette non le pagherebbe nessuno dal 1861.
Salvini, che da strenuo difensore dei privilegiati che finiscono per vedersi addebitati i contributi ai forsepoveri e le spese per la materia prima che comunque i fornitori si devono accattare, se la prende un po’, ma lo sappiamo tutti che e’ tutta invidia per uno stato vaticano con poco debito pubblico, nessun immigrato, e piena occupazione.
E questo genio, i cui trascorsi non mi interessano perche’ si qualifica perfettamente con le sue poche parole, come interpreta la faccenda?
>Salvini ha rivelato un sentimento umano di base, che si può mettere sotto la parola ‘razzismo’.
E ’sticazzi ce lo vogliamo aggiungere? la bocca apriamola per magna’ piuttosto.
Non é difficile, basterebbe stabilire un patrimonio minimo sotto il quale non sia applicabile, 10 o 20 milioni ad esempio.
Sarei curioso di vedere con quali esemplari e ideali motivazioni si cercherebbe di avversarla.
@ per Gio rgio Moniax ed il cercatore della verità…
sempre un piacere leggere le vostre osservazioni, go on…
gary47, grazie.
1. gary47, grazie…
2. Abbiamo smontato il mito costruito dai media mainstrean che Oscar Farinetti sia un imprenditore illuminato, abbiamo visto invece che non lo è per niente e quindi come conseguenza logica gente del genere non è assolutamente nella condizione di poter dare consigli a qualunque governo di qualasiasi tipo che abbia anche solo un po di schiena dritta e a ulteriore conferma, semmai c’è ne fosse bisogno, il suo consiglio secondo il quale per dare una sferzata vigorosa e virtuosa all’economia italiana bisognerebbe puntare moltissimo su export e turismo è una cosa che non ha alcuna logica e razionalità se effettivamente si vuole davvero il bene dell’economia italiana, queste le ragioni fondamentali.
A. “LA RELIGIONE DELL’EXPORT. PERCHÈ NON SEMPRE FUNZIONA?”, a cura del Dott Luca Tibaldi per Scenarieconomici
Febbraio 2016
Da anni ormai sembra che uno degli indicatori che esprimono maggiormente lo stato di salute di un’economia sia il tasso di esportazioni.
L’Unione Europea in particolare è uno degli esempi più lampanti di questa ideologia. “L’economia deve dirigere gran parte delle risorse verso le esportazioni. Se lo fa, allora l’economia funziona. Se non lo fa, allora l’economia è in crisi. Le esportazioni rappresentano un motivo di orgoglio nazionale, perchè vuol dire che all’estero le tue merci piacciono molto”.
Il rapporto esportazioni-importazioni crea, all’interno dello stato, quello che viene chiamato “settore estero”. Sia chiaro: naturalmente le esportazioni non sono un male assoluto nè un un aspetto totalmente positivo, così come non lo sono le importazioni. Entrambi hanno vantaggi e svantaggi. Se un Paese esporta molto, vuol dire che ottiene denaro dall’estero. Se importa molto, vuol dire al contrario che ottiene nuovi prodotti stranieri.
Ciò che non funziona è questo pseudofanatismo che imperversa in particolare in Europa. Il Paese più grande del continente ha puntato TUTTO sulle esportazioni, anche a costo degli stessi lavoratori, e la strada imboccata dall’UE costringe anche gli altri Paesi a fare altrettanto.
Vorrei solo far notare alcuni semplicissimi aspetti.
1) La “religione” delle esportazioni dimostra l’ipocrisia della nostra classe dirigente. Se veramente le esportazioni fossero ciò a cui dobbiamo aspirare, perchè restiamo nell’Euro, che è una moneta sopravvalutata e che quindi DISINCENTIVA le esportazioni? Come puoi dire che le esportazioni sono un bene… e poi mantenere una moneta che le danneggia?
2) Le esportazioni troppo spesso vengono pagate sulla pelle dei lavoratori. La Germania è l’esempio più palese di questa affermazione. Un Paese che esporta molto si apre inevitabilmente alla concorrenza globale. E nella situazione attuale ci sono dei Paesi che riescono a rendere le loro merci più competitive riducendo il costo del lavoro (quasi sempre tagliando i salari). Quindi ecco che se io voglio continuare ad esportare quei prodotti devo renderli più convenienti (altrimenti nessuno me li compra), perciò la via più semplice è ridurre il costo del lavoro anche io. Ed ecco che inizia un processo deleterio, una gara al ribasso che sacrifica salari e diritti dei lavoratori per rendere i prodotti più appetibili all’estero. Non per niente i salari tedeschi sono stagnanti da moltissimi anni. Quante volte avete sentito negli ultimi anni di aziende pronte a licenziare centinaia di dipendenti in caso essi non accettino un consistente taglio ai salari? Ecco.
3) Le esportazioni ti rendono dipendente dalla domanda estera
Proseguimento:
https://scenarieconomici.it/la-religione-dellexport-perche-non-sempre-funziona-di-luca-tebaldi/
2. Abbiamo smontato il mito costruito dai media mainstrean che Oscar Farinetti sia un imprenditore illuminato, abbiamo visto invece che non lo è per niente e quindi come conseguenza logica gente del genere non è assolutamente nella condizione di poter dare consigli a qualunque governo di qualasiasi tipo che abbia anche solo un po di schiena dritta e a ulteriore conferma, semmai c’è ne fosse bisogno, il suo consiglio secondo il quale per dare una sferzata vigorosa e virtuosa all’economia italiana bisognerebbe puntare moltissimo su export e turismo è una cosa che non ha alcuna logica e razionalità se effettivamente si vuole davvero il bene dell’economia italiana, queste le ragioni fondamentali.
B. “L’UE STA CROLLANDO PERCHÉ HA UN MODELLO BASATO SOLO SULLE ESPORTAZIONI” – GIULIO SAPELLI: “APPENA C’È UN SUSSULTO SUL COMMERCIO MONDIALE, VIENE A MANCARE IL MERCATO INTERNO. CI HANNO COSTRETTI A FARE DELLE SVALUTAZIONI INTERNE, A TAGLIARE I SALARI. È QUESTO È IL VERO PROBLEMA, NON IL DEBITO. IL GIAPPONE HA IL 200% DI DEBITO E HA IL 3% DI DISOCCUPAZIONE. COME LA METTIAMO?”
Antonio Grizzuti per “la Verità”
Febbraio 2019
https://www.dagospia.com/rubrica-4/business/ldquo-rsquo-ue-sta-crollando-perche-ha-modello-basato-solo-195069.htm
C. Se sull’argomento si vuole andare sul tecnico da un punta di vista macroeconomico, per trovare articolo, scrivere le seguenti parole chiave:
Il vincolo esterno (KPD9) Goofynomics Blogspot
2. Abbiamo smontato il mito costruito dai media mainstrean che Oscar Farinetti sia un imprenditore illuminato, abbiamo visto invece che non lo è per niente e quindi come conseguenza logica gente del genere non è assolutamente nella condizione di poter dare consigli a qualunque governo di qualasiasi tipo che abbia anche solo un po di schiena dritta e a ulteriore conferma, semmai c’è ne fosse bisogno, il suo consiglio secondo il quale per dare una sferzata vigorosa e virtuosa all’economia italiana bisognerebbe puntare moltissimo su export e turismo è una cosa che non ha alcuna logica e razionalità se effettivamente si vuole davvero il bene dell’economia italiana, queste le ragioni fondamentali.
D. “Contro il turismo”, di Sebastiano Caputo per “Il Giornale Blog”
Agosto 2015
“L’Italia potrebbe vivere solo di turismo” dicono a gran voce gli animatori del villaggio globale che nei giorni di ferie si trincerano nelle loro ville al mare o in montagna dove visitatori non ce ne sono, oppure in quei resort pluristellati nei Paesi del terzo mondo. Della serie: voi vi subite le invasioni barbariche, noi ci facciamo i viaggi elitari. Il turismo infatti è diventato un indice di sottomissione al colonialismo economico globale. Più i dati statistici legati ad esso sono positivi più un Paese potrebbe essere considerato come un luogo sottosviluppato e di sfruttamento dove i nuovi ricchi occidentali possono trascorrere le vacanze e spegnere le proprie passioni. Michel Houellebecq nel romanzo Piattaforma. Nel centro del mondo ci aveva svelato l’impostura del turismo sessuale in Thailandia. Una forma di viaggio non tanto diversa da quella odierna delle signore ultra-cinquantenni americane che vanno alla Havana tra i gigolò cubani. Si pensi anche al turismo coloniale nei Paesi africani (Kenya, Sudafrica) dove i bianchi se ne stanno tra bianchi, lontani decine di chilometri dalla povertà dilagante che circonda safari e grandi hotel. Oppure al turismo dell’intrattenimento in Grecia dove i giovani occidentali di tutto il mondo, mentre lo Stato viene saccheggiato, si ritrovano nelle isole greche di Ios e Mykonos per curare le crisi ormonali.
Così questi animatori del villaggio globale con questa retorica da “pizza, spaghetti, e mandolino” e una visione turistica del mondo vorrebbero trasformare anche l’Italia in un grande resort ornato da musei, animazioni, alberghi, ristoranti per gli stranieri. Loro logica è questa: ogni luogo incontaminato deve diventare un non-luogo.
Proseguimento:
http://blog.ilgiornale.it/sebastianocaputo/2015/08/11/contro-il-turismo/
In conclusione e in breve, non essendo un imprenditore illuminato, tutt’altro, non può dare consigli illuminati in economia, quelli che da invece sono solo slogan cialtroni propagandistici che lisciano il pelo ai fan politici dell’euro ( vedasi i suoi compagni di merende: Renzi e il suo entourage ), insomma, un parac…. della peggiore specie!
Integrazione Finale.
” L’Italia, dice ancora Farinetti, in libreria con “Dialogo tra un cinico e un sognatore” (scritto per Rizzoli con Piergiorgio Odifreddi), «deve puntare tantissimo sulle proprie vocazioni: dovrebbe raddoppiare il numero di esportazioni delle proprie eccellenze e raddoppiare il numero di turisti stranieri per creare così un’infinità di posti di lavoro. “, secondo paragrafo dell’articolo.
Ma questa essenzialmente è la stessa identica vulgata degli euristi piddioti e compagnia cantante secondo la quale l’Italia per andare avanti deve fare molto di più in termini di innovazione ed eccellenza, quindi pure in questo caso già sentire uno che su cose del genere dice le stesse identiche cose dei piddioti dovrebbe far subito drizzare le orecchie, per cui andiamo a smontare pure questa vulgata eurista propagandistica.
“La retorica dell’eccellenza”, Prof. Alberto Bagnai
Luglio 2017.
Che mondo hanno in mente gli euristi, quelli che ci dicono che in fondo il danno (visibile e ammesso dagli stessi industriali) che la valuta forte arreca alla nostra competitività è una mano santa per il nostro paese, perché “alzandoci l’asticella” (espressione che come “stampare moneta” è un marker significativo) ci condanna all’eccellenza? Al di là del discutibile darwinismo sociale implicito in questo modello (che poi è il darwinismo di tutti i modelli con agenti eterogenei: è un bene che gli inefficienti “muoiano”, perché questo alza la produttività media del sistema), la domanda è: ma nel lungo periodo, poi, cosa succede?
La retorica dell’eccellenza è semplicemente la veste presentabile della prassi mercantilista: devo essere più bravo di te perché così camperò vendendo i miei prodotti a te (che comprerai, a vita…). Ma il mondo non può funzionare così, Lo chiarì Kenen nel 1969 che una eccessiva specializzazione espone i membri di una unione monetaria a “shock idiosincratici”: se l’Italia produce solo pizza, o solo ciclosincrotroni, uno shock che colpisca uno di questi due mercati la mette in ginocchio. Il problema non è il valore aggiunto del bene prodotto. Il problema è che un paese di dimensioni non banali (alcune decine di milioni di abitanti) già in condizioni normali dovrebbe attrezzarsi per avere una base produttiva diversificata, per non dipendere interamente dall’estero. Se poi entra in una unione monetaria, questa esigenza di parziale o totale autonomia, da mera considerazione di opportunità politica, diventa condizione necessaria per la sopravvivenza del sistema.
Proseguimento:
http://goofynomics.blogspot.it/2017/09/la-retorica-delleccellenza.html
In conclusione e in breve, così come diversificare gli investimenti riducere il rischio dell’investimento complessivo, stessa identico principio vale in macroeconomia ovvero diversificare la base produttiva di un’economia riduce il rischio economico complessivo, ovviamente il Farinetti di turno ignora in malafede un principo di assoluta importanza fondamentale del genere perché non funzionale al suo interesse personale e all’entourage politico piddiota a cui è agganciato che ha venduto l’anima per l’euro e la UEE e infatti da uno come Farinetti che con Eataly nel 2015 si è pappato ben 47 milioni di euro di dividendi e che sfigura nel trattamento dei suoi dipendenti ( vedasi il mio primo post diviso in due parti ) non è che ci si potesse aspettare altro, sarebbe stato ingenuo solo pensarlo: e ccà nessunu è fissa!!
NB per trovare articolo su quest’ultimo aspetto, scrivere le seguenti parole chiave:
Eataly, nel 2015 pochi utili ma alla famiglia Farinetti 47 milioni di dividendi il Fatto Quotidiano
Integrazione Finale, parte seconda, conclusiva.
Lavorare per Eataly, recensioni da parte di lavoratori che ci hanno lavorato.
https://it.indeed.com/cmp/Eataly/reviews
Se si scorre la maggior parte di queste recensioni ci si renderà conto che la media complessiva di tre stelle è anche troppo e comunque siccome Farinetti si è sempre proposto ed è stato proposto dai media mainstream come chissà quale grandioso imprenditore illuminato venuto da chissà quale pianeta extraterrestre e allora anche se le media complessiva di tre stelle fosse veritiera ( ma non lo è, si sta facendo solo un ipotesi ) il gap rimane profondo, insomma, si conferma il fatto dalla viva voce di chi ci ha lavorato che Eataly di Farinetti sfigura nel trattamento dei suoi dipendenti, per carità, nulla di nuovo sotto il sole, soprattutto nel settore della ristorazione commerciale è la norma, certo se però invece fai e fanno ( i media mainstream ) la “Story Telling” del grandioso imprenditore illuminato e allora tutta la faccenda diventa anormale e quindi è giusto segnalarla per quello che invece è nella realtà delle cose.
Buon fine settimana a tutti.
TheTruthSeeker