Magaldi: la sinistra ignorante che vorrebbe spegnere Rinaldi
Uso criminoso della televisione: manca solo la formula del famigerato “editto bulgaro” di berlusconiana memoria, all’invettiva di Steven Forti su “Rolling Stone” contro Antonio Maria Rinaldi, per chiederne l’allontanamento dalle reti televisive italiane, evidentemente inquinate da un economista non-mainstream, non-neoliberista, estraneo all’autismo del pensiero unico. Tu chiamalo, se vuoi, giornalismo. Nel libro “M, il figlio del secolo”, Antonio Scurati ricorda che Benito Mussolini, direttore socialista de “L’Avanti” prima di diventare Duce, almeno una cosa l’aveva detta giusta: e cioè che «la gran parte dei giornalisti italiani sono dei pennivendoli con la schiena poco dritta». Lo sottolinea Gioele Magaldi, massone progressista e presidente del Movimento Roosevelt, in una video-chat su YouTube con Marco Moiso. Tema: l’ordinaria macelleria giornalistica che trasforma in carne di porco chiunque non canti nel coro – il sovranista Rinaldi e lo stesso Magaldi, definito (comicamente) «scrittore complottista, fissato col pericolo massonico». E per giunta «vittimista», per via della congiura del silenzio che ha oscurato il suo bestseller “Massoni”, pubblicato da Chiarelettere nel 2014 e tuttora in vetta classifiche Ibs. Figurarsi: come farebbero, gli attuali talkshow, a citare un saggio che rivela l’identità supermassonica di personaggi come Monti, Draghi, D’Alema e Napolitano?
Nonostante lo sgangherato assalto al promotore del blog “Scenari Economici”, liquidato come «narcisista e caciarone», economista senza prestigio accademico e piccolo opportunista a caccia di poltrone, Magaldi invita lo stesso Steven Forti, e gli analoghi missionari neoliberali asserragliati tra i ranghi dell’ex sinistra, a farsi avanti in modo aperto: perché non intervistare lo stesso Magaldi, per parlare finalmente del suo libro e magari anche del Movimento Roosevelt e del “partito che serve all’Italia”, progetto al quale Antonio Maria Rinaldi si è accostato in modo interlocutorio, «come battitore libero e autonomo pensatore», per prendere nota di quanto si va discutendo? Scoprirebbero, Steven Forti e i suoi sodali, che i problemi del mondo hanno sempre almeno due spiegazioni, in democrazia. Sono le famose due campane, che un tempo i giornalisti si peritavano di ascoltare, non foss’altro che per un elementare rispetto dei loro lettori. Intanto prendano nota, alla redazione di “Rolling Stone”: sono tutti invitati alla London Metropolitan University, il 30 marzo, dove parleranno un bel po’ di economisti post-keynesiani, impegnati a spiegare come mai questa Europa è sempre in crisi, perde i pezzi (Gran Bretagna) ed è diventata una Disunione Europea dove tutti si fanno le scarpe a vicenda. Vuoi vedere che la politica di austerity introdotta dall’Eurozona è una catastrofe, e in ultima analisi si è trasformata in una fabbrica di sovranismi, nazionalisti, populismi e Gilet Gialli?
Il mainstream che si trincera dietro il politically correct non perdona a Rinaldi di tifare per i gialloverdi: fa scialo del più convenzionale corredo squadristico a base di insulti (razzismo, xenofobia, fascismo) per infangare Salvini, il nuovo mostro da sbattere in prima pagina, ma si guarda bene dall’interrogarsi sulle ragioni del fenomeno. Pensiero magico: la demonizzazione dell’Uomo Nero a questo serve, a evitare di chiedersi il perché delle cose. Un consiglio? Tornare a essere laici, smettendo i panni del fanatismo religioso. E magari, cessare di considerare l’avversario un nemico da abbattere. In altre parole, converrebbe ragionare. A proposito, aggiunge Magaldi: hanno una proposta, i coristi “di sinistra” come Steven Forti, su come uscire dalla crisi? Sono bravissimi a censurare le idee altrui, e a demolirle in modo unilaterale, senza mai un’ombra di dialogo, quando non riescono più a soffocarle (come nel caso di Rinaldi, spesso ospitato in televisione). Ma ce l’hanno, in tasca, un Piano-B? E se ce l’hanno, perché non ne parlano mai? Non sarebbe ora di cominciare a farlo? «Informo Steven Forti che diversi esponenti di quella che immagino sia la sua area di riferimento, cioè il Pd e LeU, fanno parte del Movimento Roosevelt». Non solo, aggiunge Magaldi: «Alcuni di loro, come Rinaldi, guardano con interesse anche alla prospettiva del “partito che serve all’Italia”, dato che – dalle loro parti – vedono che si va verso il disfacimento».
“Rolling Stone” definisce «un gruppetto», la pattuglia di intellettuali, da Nino Galloni a Ilaria Bifarini, aggregati per ora nelle prime riunioni convocate per valutare la possibilità del nuovo soggetto politico, «il cui sviluppo, a partire dal nome, sarà a cura dei costituenti, dato il rispetto che abbiamo per il metodo democratico». Gruppetto? Sui numeri sarà il tempo a dire la sua, perché siamo solo ai preliminari, assicura Magaldi. Che però aggiunge: anche se alla fine non fossimo in tantissimi, «informo Steven forti che un “gruppetto” di massoni riuniti intorno alla Loggia delle Nove Sorelle, alla fine del ‘700, determinò tanto i preparativi per la Rivoluzione Americana, quindi per la Guerra d’Indipendenza, che quelli per la Rivoluzione Francese: talvolta i gruppetti, se ben coesi e agguerriti, fanno le rivoluzioni». Se Steven Forti non afferra il concetto, prosegue Magaldi, forse è perché «non ha grande dimestichezza con lo studio della storia», benché il suo curriculum accademico lo accrediti come esperto in storia contemporanea. Insiste Magadi: «Steven Forti mi sembra carente di letture», se in qualche modo associa la massoneria al cospirazionismo. L’autore di “Massoni”, libro che smonta moltissime tesi complottistiche, cita il filosofo Gian Mario Cazzaniga, che nel saggio “La religione dei moderni” «spiega come la religione dei moderni sia la politica, e spiega anche che la politica, nel senso moderno e contemporaneo, l’hanno creata i proprio massoni».
Altre letture consigliate alla redazione di “Rolling Stone”: le opere di un grande sociologo come Jürgen Habermas, «che ha spiegato come lo stesso concetto di opinione pubblica sia nato da ambienti massonici». E cioè: si prenda atto, meglio tardi che mai, che «la massoneria è un soggetto storico importante». Se poi il giovane Steven Forti leggesse pure il saggio di Magaldi, scoprirebbe che negli ultimi decenni un’élite massonica internazionale, reazionaria e neoaristocratica, ha progettato e gestito la globalizzazione neoliberista che ha privatizzato il pianeta, rottamando i caposaldi del welfare tanto cari alla sinistra, a loro volta “fabbricati” sempre da massoni, ancorché progressisti, come il massimo economista del Novecento, l’inglese John Maynard Keynes, e il connazionale William Beveridge, l’inventore del “welfare system”. Per inciso: il progressista Keynes era iscritto al partito liberale. I laburisti, invece – come i socialisti francesi, i socialdemocratici tedeschi e l’ex Pci italiano – sono stati tra i più zelanti esecutori, negli ultimi decenni, delle direttive antidemocratiche dell’élite globalista: è stata proprio la sedicente sinistra a obbedire alla peggiore destra economica. In Italia l’ha fatto prima con Prodi e Draghi, poi con il governo Monti: Fiscal Compact votato senza fiatare, così come la legge Fornero sulle pensioni e il pareggio di bilancio inserito proditoriamente nella Costituzione, con lo Stato terremotato dal ricatto dallo spread.
Non la si vuole vedere, la realtà? E allora all’intellighenzia dell’ex sinistra non resta che godersi Salvini, dandogli ogni giorno del fascista. Almeno, puntualizza Magaldi, si eviti di scadere nella disinformazione più scorretta, rinfacciando come una colpa – a un uomo come Antonio Maria Rinaldi – la libertà intellettuale di cui gode: avrà diritto o no, di dirsi scontento della manovra economica del governo gialloverde? Proprio non glielo si vuole riconoscere, il diritto di aspettarsi di più dall’esecutivo Conte? Scherno, disprezzo e criminalizzazione di chi non la pensa come te, riassume Magaldi, non fanno parte dell’abc dell’informazione, che può essere anche fortemente critica, ma mai scorretta. I media mainstream sembrano lo specchio della politica italiana, basata su scontri quotidiani dal sapore tribale. Puoi anche farlo cadere, un avversario, ma poi sapresti come agire, al suo posto? Qualcuno ricorda un’idea – una sola – che negli ultimi vent’anni la sedicente sinistra abbia partorito, per migliorare la situazione, mentre passava il tempo a tuonare contro l’orrido Berlusconi – per poi fare persino peggio, una volta a Palazzo Chigi? Il punto è che c’è bisogno di tutti, sembra dire Magaldi. Oggi più che mai, nessuno deve sentirsi escluso. Lo gridano, gli elettori, quando votano per i cosiddetti populisti. Ormai vedono benissimo quant’è infame, la post-democrazia Ue. E’ tanto comodo, ricamare indignati elzeviri sui tweet di Salvini: serve a continuare a non vedere cosa sta succedendo, lassù, dove un pugno di decisori tiene in ostaggio mezzo miliardo di persone, in Europa. Fino a quando?
Meno male che lo oscurano.
è un burino che dice vaccate. meglio perderlo.
Ahi, ahi, ahi…
Qualcuno lo può criticare, il governo gialloverde, giacché così facendo lo sprona, ad altri non sarebbe concesso perché lo infangherebbero.
Continuo a chiedermi cosa possa aver scatenato questa reazione sempre più fuori dalle righe.
Utile comunque. Purtroppo.
L’ultimo colpo ai danni dell’Italia tentato da George Soros, santino del centrosinistra.
“Soros ha chiesto a Timmermans, vice di Juncker, di attivarsi per fare arrivare la Troika a Roma. Ma gli è andata ancora buca” di Tino Oldani per ItaliaOggi.
11/1/2019
https://www.italiaoggi.it/news/soros-ha-chiesto-a-timmermans-vice-di-juncker-di-attivarsi-per-fare-arrivare-la-troika-a-roma-ma-gli-2327002
In conclusione e in breve, non si tratta di ignoranza del centrosinistra ma trattasi solo di totale malafede del centrosinistra nei confronti del popolo italiano e di tutto il sistema dei media mainstream che ancora fa propaganda in suo favore.
Integrazione del post precedente, a conferma della totale malafede del centrosinistra nei confronti del popolo italiano.
“L’immigrazione selvaggia genera eroi al soldo di George Soros” a cura di Daniel Wedi Korbaria, patriota eritreo, per ImolaOggi.
19 novembre 2018
Buonasera a tutti,
devo confessare che ho avuto un po’ di apprensione quando ho saputo che la vostra associazione mi aveva scelto per onorarmi del Premio Impegno Civico 2018. In un’epoca in cui in Italia, e non solo, vengono premiati troppi eroi dei diritti umani e troppi paladini dell’umanitario, mi sembrava stonasse un premio a chi, come me, è contrario a quest’immigrazione selvaggia e la combatte. Ed è per questo che, prima di accettare, ho fatto le mie ricerche online per vedere chi ci fosse dietro a codesta associazione. E vi spiego il perché.
In passato ho avuto un confronto via email col giornalista de l’Espresso Fabrizio Gatti. E quando l’ho accusato che dietro ai suoi numerosi premi umanitari in Italia e in Europa ci fosse la Open Society Foundations di George Soros, lui ha negato fermamente e ha aggiunto: “Ho accettato quei premi senza indagare oltre la pagina online delle associazioni, università o fondazioni che li organizzavano…” Beh, secondo me, “senza indagare” è una frase che non dovrebbe mai essere pronunciata da un giornalista. Da allora però, stranamente, Gatti ha smesso di occuparsi di Eritrea.
Dopo Fabrizio Gatti nel 2016 il premio Archivio Disarmo Colombe d’Oro per la pace è stato assegnato a Diego Bianchi alias “Zoro”, conduttore della trasmissione televisiva su Rai3 Gazebo e a Don Mussie Zerai, presidente dell’Agenzia Habeshia. In passato sono stati premiati anche altri giornalisti anti-Eritrea come Gian Antonio Stella, Gabriele Del Grande e Gad Lerner.
Io mi sono sempre chiesto cosa abbiano mai fatto questi giornalisti per meritarsi l’appellativo di “Colombe d’Oro per la Pace”. Hanno forse risolto qualche conflitto mondiale? No, hanno semplicemente fatto il proprio lavoro di giornalisti e anche male perché spesso hanno scritto per sentito dire, venendo anche pagati per questo.
Di sicuro, quei premi umanitari hanno contribuito a dar loro più credibilità agli occhi dell’opinione pubblica per poter vendere meglio il “pacchetto immigrazione”.
Immaginatevi se Don Mussie Zerai avesse vinto il Nobel per la Pace a cui era stato candidato nel 2017, chi di noi sarebbe stato capace di contrastarlo? Quanti immigrati sarebbe stati giustificati a venire ancora dal Corno d’Africa?
In questi anni di battaglia per la verità ho imparato che, chiunque parli a favore di questa immigrazione selvaggia, consapevolmente o inconsapevolmente, fa gli interessi di Soros. Molti di voi lo conoscono perché rispetto al passato oggi se ne parla un po’ di più anche in Parlamento. Questo finanziere, che la sinistra italiana ha trasformato in filantropo, nel 1992 aveva speculato sulla lira facendo abbassare il suo valore del 30%. Invece di venire indagato fu premiato con una laurea honoris causa proprio qui a Bologna e dieci anni dopo è stato il vincitore del Premio Terzani.
Proseguimento:
https://www.imolaoggi.it/2018/11/19/limmigrazione-selvaggia-genera-eroi/
Parlare di politici e politica ormai é come parlare di aria fritta…lo si vede dai pochi commenti.
Propongo di parlare del NULLA o degli alieni per attirare lettori.
Quanto poco stimano i propri lettori i responsabili di questo sito!
Forse, Roberto, la mancanza di commenti più che dagli argomenti dipende dall’algoritmo e da ciò che ho affermato nel mio precedente commento.