Magaldi a Di Battista: cialtrone, il vero golpista è Maduro
«Ma che cialtrone, Alessandro Di Battista: anziché andarsene a spasso con la famiglia in Centramerica, pagato dal “Fatto Quotidiano” e dalla Mondadori, avrebbe fatto a meglio a studiarla, la storia dell’America Latina». E’ durissimo, Gioele Magaldi, con il battitore libero del Movimento 5 Stelle, pronunciatosi in difesa del presidente venezuelano Nicolas Maduro, che ora deve vedersela con il leader dell’opposizione, Juan Guaidò, autoproclamatosi addirittura “presidente ad interim” il 23 gennaio, nel corso di una manifestazione antigovernativa. Crisi profondissima: da una parte l’Ue è schierata con gli Usa, che assediano accanitamente il Venezuela dai tempi del “ribelle” socialista Hugo Chavez, mentre con Maduro si posizionano Russia e Cina, cioè i paesi che hanno aiutato il governo del Venezuela a sopravvivere, acquistando il petrolio di cui il paese sudamericano è ricchissimo. In molti hanno gridato al golpe contro Maduro? Sbagliano, sostiene il presidente del Movimento Roosevelt: secondo Magaldi, il vero golpista è proprio Maduro, ancora al potere solo perché protetto dalla polizia e dall’esercito. Una commedia degli equivoci, dice Magaldi, che assicura che Guaidò, «massone progressista», è di fede liberal-socialista, mentre Maduro – massone anche lui – si è rivelato «un contro-iniziato, deciso a restare al potere con qualsiasi mezzo».
Autore del saggio “Massoni”, che illumina i retroscena dell’élite mondiale, Magaldi interviene su YouTube, in web-streaming con Fabio Frabetti di “Border Nights”, per fornire il suo punto di vista: non è vero che Maduro rappresenti “il popolo” venezuelano e Guaidò la punta di lancia del golpe “americano” contro la repubblica “bolivariana” di Chavez. E’ vero anzi che Maduro «è la bruttissima copia di Chavez, che aveva molte luci accanto a qualche ombra». Quando tentò di cambiare la Costituzione, un referendum lo fermò. Maduro invece non ha esitato a ricorrere alla repressione più dura, mettendo in carcere anche magistrati che avevano osato contrastarlo. Ma l’aspetto peggiore, sottolinea Magaldi, è che l’autocrazia di Maduro non ha alcuna legittimità per un motivo semplicissimo: aveva escluso dalle elezioni “Voluntad Popular”, il partito di Guaidò. Maduro è succeduto a Chavez nel 2013, divenendo rapidamente impopolare: 43 i morti nel solo 2014 per la repressione delle proteste, innescate dalla grave crisi economica. A gennaio del 2016, l’opposizione aveva ottenuto la maggioranza in Parlamento: la Corte Suprema però ha annullato l’esito del voto. Nel 2017 sono quindi scattate le manifestazioni per chiedere le dimissioni di Maduro, con un nuovo bilancio di sangue: 125 morti in quattro mesi di proteste.
Nel tentativo di arginare la crisi, Maduro ha deciso di creare una Assemblea Costituente, incaricata appunto di redigere una nuova Costituzione. Per l’opposizione, si tratta di una manovra per conservare il potere. Così, il partito di Guaidò ha boicottato le elezioni del luglio 2017 per la Costituente e poi anche quelle del maggio 2018, in cui Maduro è stato rieletto – senza avversari – per un secondo mandato presidenziale. Ora, nei panni di presidente del Parlamento, Guaidò si è addirittura autoproclamato presidente ad interim del Venezuela. E’ stato immediatamente riconosciuto dagli Usa e da diversi paesi latino-americani, mentre Maduro mantiene il sostegno di paesi sudamericani come il Messico, Cuba e la Bolivia. Guaidò ha anche tentato un’apertura verso i militari, incrollabili sostenitori di Maduro. La situazione è confusa e la crisi si annuncia tutt’altro che breve e indolore, ammette Magaldi, che però non transige su un punto: è da cialtroni negare l’evidenza, come fa Di Battista, e cioè non voler vedere che l’opposizione sta solo cercando, con ogni mezzo e a carissimo prezzo, di ripristinare la democrazia in Venezuela, brutalmente soppressa dal regime di Maduro.
Se il presidente chavista dovesse fare un passo indietro, si potrebbe andare a nuove elezioni o il leader chavista potrebbe lasciare il potere al leader dell’opposizione, che gli ha già promesso l’amnistia. Chiunque prenderà il timone del Venezuela, scrive “Quotidiano.net”, si troverà di fronte a una sfida improba: dovrà per forza tagliare molti dei programmi a favore delle fasce più deboli della popolazione per risanare l’economia, attirandosi inevitabilmente le antipatie di grande parte dell’elettorato. I militari si sono più volte dichiarati fedeli a Maduro: «La velocità con cui 27 ufficiali dissidenti, pronti a un golpe, sono stati neutralizzati fa capire da che parte stiano le forze armate». L’esercito potrebbe decidere di prendere le redini del paese se la posizione dell’attuale presidente diventasse troppo debole o, nel caso di una transizione affidata a Guaidó, se vedesse minacciato il suo status di istituzione più importante del paese. Per contro, Russia e Cina temono che gli Usa possano addirittura invadere il Venezuela per rovesciare Maduro. I consiglieri di Trump, secondo alcuni retroscena, avrebbero dissuaso il presidente americano dall’usare la forza contro Caracas.
Salviniiii ! Devi stare dalla parte di Maduro. Questi filo-nazion dal momento che non hanno potuto fare in Venezuela il GOLPE MILITAFE ché i militari qui sono Chaveziani, si sono inventati il GOLPE BUROCRATICO con l’autoproclamazione di Do’ Guai o Guai do’ re mi fa sol la si, che con il “riconoscimento” da parte di STATI ESTERI, decidono del Governo del Popolo Autoctono…Mi ci gioco l’Intima Cavità che COPIERANNO anche per Voi governo gialloverde e ci imporranno mattasconi-renzipapa-gentiglioni come dittatore perpetuo. Non sei lungimirante. Sveglia.
Di Maio: se date l’autorizzazione a procedere contro Salvini siete fuori di testa. Perderete le elezioni europee…non ci piacciono i traditori.
Buonissima l’idea di interdire la navigazione a mezzo o un miglio dalla anve pirata con 47 magari cannibali non invitati.
Ora è chiaro. ci fanno la guerra senza averlo dichiarato Doppi vigliacchi. Ce l’ha rivelato drago sputafuoco, il maramaldo per eccellenza. Chi ha debito non ha sovranità. Lo dicesse agli Stati Uniti ed al Giappone, che però al contrario di Noi HANNO Sovranità MONETARIA. Noi già l’abbiamo persa col capestro eu. Il nostro vero problema è che non abbiamo SOVRANITA’ MONETARIA perchè i maramaldi interni della V colonna ce l’hanno sottrratta svendendo il Nostro Suolo Natìo per quel PIATTO DI LENTICCHIE CHE SI SONO PAPPATO SOLO LORO. A tozzi e bocconi, di dieci in dieci, ci hanno di recente rifilato dai 5 mila ai 6 mila afro-indiani con le barchette dei “buonisti” trafficanti i schiavi non richiesti. E vorrebbero convincerci di essere loro nel giusto Qutodianamente ci sfracellano gli zebedei con le lacrime di junkerillo dei poveri negri in mezzo al mare, con la vecchia tecnica delle religioni di inesistenti dei onnipresenti, onniscienti ed onnipotenti che non ci sono, non sanno un Cezzo e non fanno un Cizzo, di provocarci SENSO DI COLPA per DOMINARCI. Beh, NON ATTACCA PIU’. Come ci si libera di MacDonald, burgher king e starbucks? Mangiando VEGANO e bevendo NOSTRANO. L’ha suggerito perfino VIINITALY ! Anche quel “geniaccio” di Briatore s’è reso conto che l’Africa è troppo grande per stare dentro l’Italia !
Ahi Ahi Magaldone……
parlaci degli interessi Usa in Venezuela dei tentativi di golpe e degli embarghi che hanno costretto sia Cavez che Maduro a chiudersi in una dittatura per resistere alla conquista degli Yankee……
dai
Versione controinformativa di Thierry Meyssan degli eventi accaduti in Venezuela.
“Gli Stati Uniti creano le condizioni per l’invasione del Venezuela”, a cura di Thierry Meyssan per Rete Voltaire.
Il progetto degli Stati Uniti per il Bacino dei Caraibi è stato enunciato dal Pentagono nel 2001. Un progetto distruttore ed esiziale inconfessabile. È perciò necessario costruire un racconto che possa essere accettato. Questo è quanto sta accadendo in Venezuela. Attenzione: le apparenze mascherano un po’ alla volta la realtà: mentre si svolgono le manifestazioni, la preparazione della guerra non si ferma.
26 gennaio 2019
Suscitare il conflitto.
Negli ultimi mesi gli Stati Uniti sono riusciti a convincere un quarto degli Stati membri dell’ONU ¬– 19 dei quali americani – a non riconoscere le elezioni presidenziali venezuelane di maggio 2018. Ne deriva che questi Paesi disconoscono la legittimità del secondo mandato del presidente Nicolas Maduro.
In un’intervista al Sunday Telegraph, pubblicata il 21 dicembre 2018, il ministro britannico della Difesa, Gavin Wiliamson, dichiara che Londra sta negoziando l’installazione di una base militare permanente in Guyana per riprendere la politica [imperiale] precedente la crisi di Suez. Il giorno stesso, un deputato della Guyana fa inaspettatamente cadere il governo e si rifugia in Canada. Il giorno dopo ExxonMobil sostiene che una nave, noleggiata per esplorazioni petrolifere nelle acque contestate tra Guyana e Venezuela, è stata fatta allontanare dalla marina militare venezuelana. La spedizione era autorizzata dal governo uscente della Guyana, che di fatto amministra la zona contesa. Immediatamente il Dipartimento di Stato USA, indi il Gruppo di Lima denunciano il rischio rappresentato dal Venezuela per la sicurezza della regione. Ma il 9 gennaio 2019 il presidente Maduro pubblica registrazioni audio e video che provano come ExxonMobil e il Dipartimento di Stato abbiano deliberatamente mentito al fine di creare una situazione conflittuale e spingere gli Stati latino-americani a farsi guerra fra loro. I membri del Gruppo di Lima, a eccezione di Paraguay e Canada, ammettono la macchinazione.
Applicare uno schema già sperimentato.
Nella situazione attuale il Venezuela si trova con un presidente costituzionale eletto e un presidente ad interim autoproclamatosi.
Contrariamente a quel che credono i venezuelani, lo scopo degli Stati Uniti non è rovesciare Maduro, ma applicare al Bacino dei Caraibi la dottrina Rumsfeld-Cebrowski di distruzione delle strutture statali. Questo presuppone sicuramente l’eliminazione di Maduro, ma anche quella di Guaidò.
Lo schema attuale è già stato messo in atto per far passare la Siria da una situazione di disordini interni (2011) a un’aggressione da parte di un esercito di mercenari (2014). Nel caso del Venezuela, il ruolo della Lega Araba è svolto dall’Organizzazione degli Stati Americani (OSA), il cui segretario generale ha già riconosciuto il presidente Guaidò; quello degli Amici della Siria dal Gruppo di Lima, che coordina le posizioni diplomatiche degli alleati di Washington; il ruolo di capo dell’opposizione, Burhan Ghalioun, da Juan Guaidò.
Proseguimento:
https://www.voltairenet.org/article204871.html
In conclusione e in breve, i media mainstream occidentali dipingono Nicolas Maduro e i venezueloni che lo sostengono come i cattivoni di turno e gli USA invece come i bravi sostenitori dell’opposizione venezuelana democratica, invece al netto della propaganda filoamericana dei media mainstream occidentali e con fatti e dati alla mano di natura controinformativa le cose sono completamente diverse, a dir poco, e non è la prima volta che ciò accade, è accaduto già un sacco di volte da altre parti nel mondo nella storia recente e passata, ragioni per cui, chi difende ancora un sistema del genere foriero di caos e di menzogne ( per apportare sempre più caos ) o è un utopista nella migliore delle ipotesi, o è in totale malafede, oppure una combinazione delle due cose.
NB da notare la mappa “Non-Integrating Gap Countries” verso la fine dell’articolo corredata da questa sintetica analisi:
questa mappa è estratta da un Powerpoint presentato nel 2003 da Thomas P.M. Barnett, assistente dell’ammiraglio Arthur Cebrowski, a una conferenza al Pentagono. Essa mostra le zone da distruggere (colorate in rosa). Questo progetto non è legato né alla guerra fredda né allo sfruttamento delle risorse naturali. Dopo il Medio Oriente Allargato, gli strateghi USA si preparano a ridurre in macerie il Bacino dei Caraibi.
Qualche aggiornamento su Thierry Meyssan ( autore dell’articolo riportato nel mio precedente post ), prima parte.
Il Premio Internazionale di Giornalismo del Messico assegnato a Thierry Meyssan
4 aprile 2017
Il Press Club del Messico ha assegnato a Thierry Meyssan il Premio Internazionale di Giornalismo 2017, categoria analisi geopolitica.
La cerimonia si è svolta alla presenza di numerose personalità latino-americane del mondo dei media e di rappresentanti del governo messicano.
Con il premio si è voluto onorare la qualità delle analisi di Meyssan, in particolare l’inchiesta sugli attentati dell’11 settembre e la copertura delle guerre che ne sono seguite in Libano, Libia e Siria.
Proseguimento:
https://www.voltairenet.org/article195868.html
Qualche aggiornamento su Thierry Meyssan ( autore dell’articolo riportato nel mio precedente post ), seconda parte.
L’ultimo capolavoro controinformativo di Thierry Meyssan.
“Sotto i nostri occhi. La grande menzogna della «Primavera araba». Dall’11 settembre a Donald Trump”
di Thierry Meyssan, Editore La Vela, prima edizione (19 ottobre 2018), 392 pag.
Dalla quarta di copertina.
Esperto di geopolitica di fama mondiale, Thierry Meyssan ha sconvolto il mondo intero mettendo in discussione la versione ufficiale sugli attentati dell’11 settembre. L’autore, demonizzato dai media filoatlantisti, affida a questo testo i risultati di sei anni di ricerche eclatanti che si contrappongono nettamente alla narrazione fornita quotidianamente dalle nostre “democrazie occidentali”. Questo nuovo volume rappresenta il sequel dei best-seller precedenti e ne costituisce la continuazione logica, la conclusione di un’opera sconvolgente.
Proseguimento:
https://www.amazon.it/nostri-menzogna-%C2%ABPrimavera-araba%C2%BB-settembre/dp/8899661294
Il cialtrone è Magaldi (da oggi non più credibile) che non riconosce neppure gli eletti dalla maggioranza del popolo.
Non ritengo Magaldi l’enfiteuta della verità ma su Di Battista mi trova d’accordo.
Quanto a Maduro che ha incarcerato alcuni magistrati perché li riteneva avversi direi che ha agito morbidamente perché se dipendesse dal sottoscritto l’intera magistratura italiana la confinerei in un’isola sperduta del Pacifico.
Capire come sia la realtà del Venezuela è alquanto macchinoso dal momento che c’è troppo petrolio che gira e si sa che è inquinante.
A parte la prima frase, pomposa e confusionaria, (Enfiteuta della verità non significa nulla), concordo pienamente con il commento di Gio rgio.
Marco, lei si è aggiunto a tutti coloro che salgono in cattedra in questo blog?
No. Se la fa star meglio mi aggiunga lei.
Mi scusi se l’ho anticipata ma l’avevo già fatto.
Bene. L’importante è che lei sia contento.
Integrazione al mio primo post, parte prima.
“Venezuela, golpe dello Stato profondo”
di Manlio Dinucci per Rete Voltaire
29 gennaio 2019
L’arte della guerra. Il riconoscimento di Juan Gualdó come «legittimo presidente» del Venezuela è stato preparato in una cabina di regia sotterranea all’interno del Congresso e della Casa Bianca. Principale operatore è il senatore repubblicano della Florida Marco Rubio, «virtuale segretario di stato per l’America Latina, collegato al vicepresidente Mike Pence e al consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton
L’annuncio del presidente Trump, che riconosce Juan Gualdó «legittimo presidente» del Venezuela è stato preparato in una cabina di regia sotterranea all’interno del Congresso e della Casa Bianca. La descrive dettagliatamente il New York Times [1].
Principale operatore è il senatore repubblicano della Florida Marco Rubio, «virtuale segretario di stato per l’America Latina, che guida e articola la strategia dell’Amministrazione nella regione», collegato al vicepresidente Mike Pence e al consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton. Il 22 gennaio, alla Casa Bianca, i tre hanno presentato il loro piano al presidente, che l’ha accettato. Subito dopo – riporta il New York Times – «Mr. Pence ha chiamato Mr. Gualdó e gli ha detto che gli Stati uniti lo avrebbero appoggiato se avesse reclamato la presidenza».
Il vicepresidente Pence ha poi diffuso in Venezuela un video messaggio in cui chiamava i dimostranti a «far sentire la vostra voce domani» e assicurava «a nome del presidente Trump e del popolo americano: estamos con ustedes, siamo con voi finché non sarà restaurata la democrazia», definendo Maduro «un dittatore che mai ha ottenuto la presidenza in libere elezioni».
L’indomani Trump ha ufficialmente incoronato Gualdó «presidente del Venezuela», pur non avendo questi partecipato alle elezioni presidenziali del maggio 2018 le quali, boicottate dall’opposizione che sapeva di perderle, hanno decretato la vittoria di Maduro, con il monitoraggio di molti osservatori internazionali.
Proseguimento:
https://www.voltairenet.org/article204941.html
Integrazione al mio primo post, parte seconda.
La Banca d’Inghilterra ha rifiutato di consegnare l’oro venezuelano
di Andrea Zhok
29/01/2019
La Banca d’Inghilterra ha rifiutato di consegnare ha rifiutato di consegnare l’oro venezuelano depositato presso i suoi conti al presidente del Venezuela Nicholas Maduro.
Questa vicenda lascia intravedere uno dei buchi neri nelle modalità con cui siamo soliti leggere (e narrare) la storia occidentale degli ultimi 150 anni (almeno).
Siamo abituati a leggere la storia in termini di ideologie e guerre, diplomatici ed eserciti, condottieri e partiti, e anche in termini economici, come carestie, crisi, progressi, ma del ruolo cruciale avuto dalla finanza come arma internazionale non si discute praticamente mai.
Eppure la succitata mossa della Banca d’Inghilterra, che fonde pacificamente politica e finanza, è parte di un perenne, ricorrente non detto.
Nelle nostre narrazioni storiche la finanza è di solito qualcosa che si ritiene avvenga in un mondo separato ed asettico, da cui ogni tanto viene giù una grana (come la crisi del ’29), ma che sostanzialmente ha ben poco a che fare con la politica vera.
Invece si potrebbe scrivere (forse qualcuno l’ha già scritta, lo ignoro) un’intera storia del mondo occidentale solo dal punto di vista delle manovre ostili, dei ricatti, dei trabocchetti creati sul piano (proverbialmente ‘pacifico’) della finanza.
Proseguimento:
https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=61519
Integrazione al mio primo post, parte seconda.
Maduro Stymied in Bid to Pull $1.2 Billion of Gold From U.K.
26 gennaio 2019
Nicolas Maduro’s embattled Venezuelan regime, desperate to hold onto the dwindling cash pile it has abroad, was stymied in its bid to pull $1.2 billion worth of gold out of the Bank of England, according to people familiar with the matter.
The Bank of England’s decision to deny Maduro officials’ withdrawal request comes after top U.S. officials, including Secretary of State Michael Pompeo and National Security Adviser John Bolton, lobbied their U.K. counterparts to help cut off the regime from its overseas assets, according to one of the people, who asked not to be identified.
Proseguimento:
https://www.bloomberg.com/news/articles/2019-01-25/u-k-said-to-deny-maduro-s-bid-to-pull-1-2-billion-of-gold
Da notare il collegamento con la prima parte, “Suscitare il conflitto”, del mio primo post, insomma, nella prima fase provocano dando un avvertimento, poi nella seconda fase se l’avvertimento non è stato recepito a tamburo battente fanno guerra finanziaria e mediatica, poi nella terza fase se ancora non si arrendono, il sangue nelle strade per tutto il paese, sempre però supportati molto subdolamente dai potenti mezzi già dispiegati nella fase due, insomma, dei veri cuor di leone………
In conclusione e in breve, a maggior ragione confermo il commento finale fatto nel mio primo post.
“Il Venezuela inizia a quotare il suo petrolio in yuan, anzichè in dollari”
settembre 2017
https://www.altreinfo.org/america-latina/12523/il-venezuela-inizia-a-quotare-il-suo-petrolio-in-yuan-anziche-in-dollari/
Nella storia recente pure Sadam Hussain e Gheddafi si erano ribellati al dominio del dollaro americano e fecero una brutta fine, Maduro lo incominciò a fare due anni fa e ora è nei casini attaccato dagli USA e dai suoi vassalli, solo coincidenze fortuite? Possibile se uno crede ancora alle favolette dei media mainstream occidentali che gli USA sono la più grande democrazia del mondo, impossibile se uno considera i media mainstream occidentali come carta buona solo per incartare il pesce e loro voci in Tv propaganda da pennivendoli della Nato.
Vorrei chiederVi
cosa ne pensate
del contenuto dell’articolo seguente :
Perché Juan Guaidó non è un usurpatore – Rivista Studio
https://www.rivistastudio.com/juan-guaido-venezuela/
E perché il regime di Maduro non è frutto della “volontà popolare”. di Alberto de Filippis 29 Gennaio 2019.
Grazie
Stare dalla parte del Governo Maduro (legittimo, in quanto eletto fino a prova contraria) vuol dire stare dalla parte di chi, nonostante le pressioni americane, sta cercando di difendere la sovranità del Venezuela contro gli appetiti voraci dell’industria petrolifera americana e di Wall Street.
Stare dalla parte di uno sconosciuto burattino di Washington, uno che dopo essersi dichiarato “presidente” è subito corso a rifugiarsi nell’ambasciata colombiana, vuol dire essere schierati con il peggior imperialismo esistente, quello tanto per intenderci responsabile della morte di presidenti eletti pro-popolo e sovranisti come Salvador Allende, e del supporto a criminali come Pinochet, Videla, e tantissimi altri. Vuol dire essere dalla parte del peggior Paese canaglia del mondo, gli Stati Uniti, responsabile almeno del 90% delle guerre e del caos dal dopoguerra se non da prima. Vuol dire stare dalla parte di un Paese che si riempie la bocca di democrazia come scusa per i propri obiettivi, ma che la democrazia vera la odia.