Cosa sono quelle scie bianche che imbrattano i nostri cieli?
La trattativa con Bruxelles sul bilancio, d’accordo. E i migranti, e Salvini, e Battisti. E Tria, e Macron, e i Gilet Gialli. D’accordo. Ma quelle scie lassù in cielo, esattamente, cosa sono? Le rilasciano gli aerei. Una volta, vent’anni fa, le scie svanivano subito dopo il passaggio del velivolo. Succede ancora oggi, ma è raro. Il più delle volte, queste nuove scie restano sospese a mezz’aria. E lentamente si espandono, e si abbassano. Diventano nuvole e velano l’azzurro, facendo impallidire il sole. Cosa sono? Non si sa, esattamente. Se qualcuno lo sa, non lo dice. Non lo spiega. Dice, al massimo: è aumentato il numero dei voli (che però, da qualche anno, è in diminuzione). Dice che forse è cambiato il tipo di carburante, e parla di vapore acqueo. Davvero? Ma il vapore, si sa, si dissolve subito. Non siamo noi a irrorare i cieli, assicura l’aeronautica militare. O meglio, dice questo: che gli aerei militari italiani non disperdono nell’aria sostanze misteriose. Un altro militare, il generale Fabio Mini, già comandante della Nato in Kosovo, dice un’altra cosa. Sostiene che i cittadini dovrebbero pretendere risposte esaurienti, su questo fenomeno così strano e visibile. Risposte esaurienti non sono state date neppure al Parlamento, di fronte a puntuali interrogazioni: cosa sono, quelle scie che restano per ore nel cielo fino a trasformarsi in nubi? Già: perché non rispondere, nemmeno ai parlamentari?
Tutti le vedono, le strisce, ma in quanti ci fanno caso? Qualcuno le chiama scie chimiche, suscitando l’ilarità di altri, che prendono in giro quelli che “credono nelle scie chimiche”. Credere? Non c’è bisogno di coltivare una fede: basta alzare gli occhi al cielo, in qualsiasi momento. Si vedrà l’azzurro costantemente rigato dalle scie bianche e poi “sporcato”, quando le stesse scie – una volta allargatesi – avranno assunto un colorito grigiastro. Sono veleni? Sono sostanze che rendono l’atmosfera più riflettente per le onde radio, a scopo militare? Sono un velo pietoso che tenta di schermare la Terra, che si sta surriscaldando sotto l’azione del sole? Sono amiche o nemiche, queste scie? Contengono alluminio, come qualcuno dice, o invece sono cariche di ioduro d’argento, come quello che in tanti paesi – tra cui Israele e la Cina – viene normalmente usato, nelle zone aride, per provocare precipitazioni? Quelle sarebbero, appunto, le scie amiche. Di quelle nemiche ha invece parlato il giornalista Gianni Lannes, spiegando che nel 2001 – su richiesta di Bush – Berlusconi autorizzò l’impiego dello spazio aereo italiano per condurre test di modificazione climatica mediante aviodispersione (arosol) di sostanze prodotte in laboratorio. Gli esperimenti sarebbero poi stati avviati nel 2003.
Da circa 15 anni, infatti, la rete bianca delle scie si è andata progressivamente infittendo, senza che nessuno – a livello ufficiale – si sia mai preso la briga di spiegare un fenomeno quotidiano così vistoso. E’ talmente smisurata, la dose quotidiana di scie, che dopo un po’ ci si fa l’abitudine. Quando sono veramente tante, poi, e molto concentrate, dopo qualche ora assomigliano a vere formazioni nuvolose. E invece sono sempre loro: un prodotto artificiale, creato dal transito degli aerei. Solo talmente consuete, ormai – e così tante – che in molti non ci fanno neppure più caso. Sono diventate parte del paesaggio. Per non perderle di vista basta alzare gli occhi al cielo: sono sopra la nostra testa, sempre. Sopra tutti e tutto: sopra Salvini e il reddito di cittadinanza, le elezioni europee, il decreto sicurezza, le pensioni, le tasse. Sugli oceani, galleggiano miliardi di tonnellate di plastica, rifiuti ridotti a poltiglia. Si sa perché sono lì: perché siamo una civiltà un po’ folle. Sono lì – le isole di plastica, grandi quanto continenti – perché non abbiamo voluto spendere i soldi necessari a smaltirle. Hanno una spiegazione, le isole di plastica. Le strisce in cielo, invece, ancora no. Non si sa perché stanno lassù. E a dire il vero, non si sa nemmeno cosa siano. Perché nessuno l’ha ancora voluto spiegare.
I più le definiscono scie chimiche, in senso lato tutto è chimico, ma la questione principale sosta in: “…..non si sa nemmeno cosa siano. Perché nessuno l’ha ancora voluto spiegare.”.
Ciò si risolve in un insulto all’intelligenza popolare a cui è doverosa una risposta.
In inglese sono definite Chemtrail ma la definizione più precisa si traduce in “Geoingegneria”: “Vediamo queste cose regolarmente in tutti i paesi industrializzati del mondo. Molti risultati dei test dei campioni di acqua piovana mostrano regolarmente livelli altamente anomali di molte diverse tossine tra cui alluminio, bario e stronzio. Questo corsivo è solo una piccola parte di un corposo articolo che ho appena pubblicato, sembra che questa anomalia di un cielo sporcato, sia in auge dagli anni quaranta dello scorso secolo. L’articolo è molto corposo e mi sono impegnato a pubblicarlo a successivi capitoli. Per chi volesse leggerlo in lingua originale inglese il link è questo: https://www.wakingtimes.com/2019/01/14/chemtrails-exposed-the-deep-state-and-the-new-manhattan-project/ diversamente, QUI c’è la prima parte che mi sono cimentato a tradurre con il supporto di Google Traduttore.
se ne dicono tante che aggiungo, la mia, fara ridere, si? no? non importa , facciamo conto che sia lo spunto di un racconto di fantascienza , cosi siamo a posto-
Le scie sono talmente tante che non possono essere che voli civili a rilasciarle; come? Additivi ai carburanti, suggeriti da qualcuno con carburanti a prezzi speciali , facilitazioni o incentivi, che permettono di offrire charters a prezzi stracciati, e compagnie di voli low cost,quelle che per liberarti da liquidi organici durante il volo ti faranno magari pagare un euro-
- Poi magari voli militari speciali aggiungono l’ingrediente segreto, tipo come fa la cocacola, oppure no, ma fa lo stesso, e’ un’opzione da inserire nel racconto per renderlo più intrigante- poi magari qualcuno che potrebbe o dovrebbe non preleva campioni da ogni rifornimento, oppure accetta campioni puliti(”tranquillo non e’ necessario che tu venga a fare i prelievi, te li portiamo noi) oppure, se ingenuamente prende la faccenda sul serio, prima o poi gli salta il grillo di suicidarsi impiccandosi al termosifone della cuccia del gatto.
Poi da li scriviamoci sto bel racconto di fantascienza, tipo come hanno fatto Orwell o Huxley-