Winkler: l’Italia è scassata, senza difese contro il rigore Ue
L’Italia è scassata: qualcuno ha idea di come funzionasse, davvero, quando le cose andavano infinitamente meglio di oggi? Se lo domanda l’avvocato Pierluigi Winkler: «Le migliori menti si esercitano in analisi sulla crisi economica e sociale che sembra non aver fine», premette. «Ma tutti, in un impulso irrefrenabile di rimozione, imputano le responsabilità del declino a varie cause, tutte fuorivianti e perfette per non affrontare mai i veri nodi», scrive, sul blog del Movimento Roosevelt. Si evocano «populismi, sovranismi, qualunquismi, finanche rigurgiti razzisti». Buio pesto: «Chi per miopia, chi per mera convenienza, chi per paura della perdita di un mondo che fu e che vede sfuggirgli», nessuno riesce a far luce sulla decandenza del Belpaese. Winkler invoca il ritorno in vita di una parola nobile, dimenticata e abusata: riformismo. Letteralmente: «Corrente politica e di pensiero che la storia ci ha trasferito densa di speranze tese al miglioramento graduale della società con particolare riguardo della classe lavoratrice». Nel ‘900, il riformismo è stato incarnato da socialisti come Turati e Treves, Giacomo Matteotti, Geatano Salvemini, Carlo Rosselli. La cifra del riformismo: coniugare il welfare e l’economia di mercato, in armoniosa sintesi. Da noi si è andato estinguendo anche l’imperfetto welfare italico, gestito in modo clientelare da un paese che comunque macinava chilometri grazie alla sua economia mista, pubblico-privata.
E’ scolpito nel marmo il risultato storico del riformismo: «Notevole sviluppo, sotto il profilo economico e sociale». Ma le parole possono cambiare verso, se vengono corrotte: ieri il riformismo era sinonino di progresso generale e benessere diffuso, mentre oggi – in mano all’Ue – suona come una campana a morto per società con sempre meno diritti. «Laddove una volta per riformismo si intendeva tutto ciò che gradualmente portava al miglioramento della condizione umana – scrive Winkler – oggi invece la parola, spesso usata in Europa, evoca subito cambiamenti sì, ma in peggio». E in particolare: «Tagli di bilancio, rigidità, sacrifici, col portato inevitabile di disoccupazione, impoverimento, bassi salari e precariato diffuso». Nella sostanza, un futuro senza sviluppo: «Diventa sempre più impervio coniugare welfare, sviluppo e benessere». Problema capitale: «Al centro del sistema politico non c’è più l’uomo ma il bilancio, il freddo dato contabile, che ha portato l’intero continente europeo ad “impiccarsi” alle politiche restrittive che non stanno dando i frutti sperati e che nel nostro paese hanno portato e porteranno nel tunnel di una grave crisi di cui non si vedrà l’uscita. E’ entrato in crisi l’intero sistema istituzionale ed economico».
La crisi del sistema bancario ne è un fulgido esempio, osserva Winkler: «Falliscono banche e si stigmatizza l’attività della banca centrale, istituzione da sempre considerata garanzia di serietà e competenza per la tutela di tutti». Le sinistre, in Europa e ancor più in Italia, versano in grave crisi di identità. Se a questo si aggiunge l’effetto della globalizzazione sull’intero pianeta, «non vi è chi non veda che la situazione diviene esplosiva e può tendere al catastrofico». Allora, conclude Winkler, «diventa facile e fuorviante nascondersi dietro slogan ad effetto: il populismo, il sovranismo e altre pretestuosità del genere». Infatti «è lapalissiano dire che le persone non possono che sentirsi prima cittadini del proprio paese, poi cittadini europei e poi, forse, cittadini del mondo. E’ palese il disorientamento generale, specialmente tra i giovani». In virtù della crisi, non trovano più lavoro: quando c’è, è solo un impiego precario e sottopagato. Colpa dell’Europa, si dice, o magari «dello straniero che viene in cerca di fortuna e fugge da luoghi impossibili». Sempre incolpevoli, noi? Non si considera mai, dice Winkler, che vi è la netta carenza di una politica che tuteli il cittadino e attui misure adeguate. Netta carenza politica, appunto: è sparita la sinistra, quella che aveva attutito gli urti e cercato di tenere in equilibrio la società, evitando che gli ultimi fossero abbandonati a se stessi (fino a rifugiarsi, oggi, nell’esasperazione del “populismo”).
Generalmente, nella storia recente, l’armonizzazione sociale non è stata svolta «dalle forze politiche di riferimento dell’oligarchia finanziaria o industriale», ma proprio «da quelle forze di sinistra riformista che volevano coniugare sviluppo ed equilibrio economico, meriti e bisogni, concorrenza e competenza, socialità e individualità, nella sostanza libertà e giustizia sociale». Prendiamone atto, insiste Winkler: «Il sistema politico-economico costruito dai nostri padri fondatori è in stato comatoso, allo stato attuale non regge più». Si è rotto qualcosa di importante: il motore sociale, che era coeso. «Il grande accordo tra industria, partiti, sindacati, sistema cooperativo e Chiesa ha garantito sviluppo economico e conseguente benessere», con politiche di spesa «a volte eccessive», che però «il sistema ha retto per molti anni». Mano pubblica nell’economia: lo Stato «assisteva la grande impresa con leggi ad hoc che producevano investimenti», e in più il governo «assisteva il sistema cooperativo con benefici fiscali tutt’ora esistenti». Piccole e medie imprese, dal canto loro, praticavano «massiccia evasione, per lo più tollerata». Inoltre, da Roma cadevano «contributi a pioggia per lo sviluppo del Mezzogiorno», con risvolti deteriori: «Si praticava un clientelismo sfrenato, con assunzioni nel pubblico oltre il consentito, sia nelle aziende a partecipazione pubblica che negli enti». Di fatto, comunque, «non vi era settore che non avesse qualche beneficio, il tutto in una sorta di consociativismo politico-economico diffuso e generale. Tutto si teneva».
Poi nel ’92, con la fine della cosiddetta Prima Repubblica, «espressione esclusivamente giornalistica», sotto i colpi di Mani Pulite si estinguevano vecchi i partiti (salvo uno, il Pci, che cambiava nome diventando Pds) ma «non veniva meno quel sistema, né sul piano morale né sul piano dei precedenti assetti economici». Ovvero: «Il sistema di assistenza diffusa rimaneva intatto», divenendo aperto malcostume, che poi «si implementava in maniera esponenziale: ai ladri di partito si sostituivano i ladri e basta, che crescevano a dismisura». Per Winkler, l’unico cambiamento vero e sostanziale di quegli anni «è stata la dismissione dell’Iri con la privatizzazione di imprese a partecipazione pubblica di ottimo livello». Secondo l’analista, «non è stato un cambiamento di sistema politico-economico, ma solo una gattopardesca trasformazione, tanto che se si guardano i dati il debito pubblico dal ’92 ad oggi, esso è superiore a quello formatosi dal ’46 al ’92». Altro che Seconda Repubblica: solo un’evolzuione della Prima. «Con la successiva introduzione della moneta unica e l’applicazione di rigide politiche di bilancio imposte dall’Europa – aggiunge Winkler – la visione di quel sistema, mai estintosi, diviene chiara, trasparente, senza possibilità di equivoci: il re è nudo».
Siamo alle forche caudine dell’Unione Europea: «L’Europa del bilancio, alle quale si è sovrapposta la globalizzazione, mette in grave crisi più di tutti il sistema Italia, che non ha avuto mai una vera e propria economia di mercato». Il welfare italiano, poi, «si reggeva non tanto sullo sviluppo prodotto, ma soprattutto sull’espansione del debito, senza limiti di sorta». L’economia? «Era ed è per lo più assistita». E quel poco di economia che non fruisce di assistenze, specialmente nei settori della piccola e media impresa, «è talmente gravata da oneri burocratici, sociali e fiscali che le è sempre più difficile rimanere sul mercato». Le piccole imprese sono numerose e concorrono in modo rilevante al Pil, ma «non possono fuggire all’estero come le grandi», e quindi «subiscono la concorrenza spesso sleale di piccole attività straniere operanti senza controlli negli stessi settori, con manodopera impiegata spesso in nero e in condizioni di sfruttamento e con più vantaggiose regole amministrative e fiscali». A questo, prosegue Winkler, va poi aggiunto un fenomeno tutto italiano: «Gli investimenti di un enorme flusso di denaro proveniente dai proventi delle organizzazioni criminali». Decine di miliardi di euro, «che costituiscono parte significativa del Pil nazionale».
Alcuni, per nascondere alla gente i veri problemi, la “buttano in caciara” agitando lo spettro del razzismo, che in realtà contagia esigue minoranze. Il problema non è la presunta xenofobia, ma il tenore di vita: «Coloro che si vedono andare in pensione alla soglia dei 70 anni, che vedono aumentare i costi sanitari e che sono costretti a sostenere i figli che rischiano di essere precari a vita (mal pagati, se non sfruttati), mal digeriscono coloro i quali, ancora più disperati, si affacciano dall’estero ad un mercato del lavoro privo di ogni regola». Non è razzismo, ma disperazione: tristemente, è solo guera tra poveri. Una situazione che non piove dal cielo, ma ha precise responsabilità: «Le politiche di rigidità causano il sottosviluppo e soprattutto sono causa della cosa più odiosa dell’umanità: la lotta tra gli emarginati». E lo scontro tra i meno abbienti «prescinde totalmente dal colore della pelle». Così, «la forbice sociale si allarga sempre più, e ancor più la forbice generazionale». A conti fatti: escluse le quasi tremila medie imprese che fatturano da 50 milioni di euro a due miliardi, e a parte «il fiume di denaro illecito e poco altro», il resto dell’economia nazionale è per lo più assistito, «a meno che non si voglia considerare la grande impresa indenne da sostegni statali».
Secondo Winkler, si è cercato di spacciare politicamente il precariato per flessibilità, «ma questa esiste solo dove c’è una dinamica di mercato, che nel nostro paese non è mai esistita». In Italia, «tutto è controllato con un complesso di procedure amministrative degne dei migliori paesi illiberali». Tradotto: «L’onesto imprenditore viene dissuaso dall’intraprendere nuove attività. Viene invece favorito, attraverso il mancato controllo, lo sfruttamento dei lavoratori, che nei casi di immigrati è a volte vera e propria schiavitù», In più, «viene tollerata ogni forma di illegalità nell’ambito commerciale e nei servizi privati». Troppa burocrazia, da snellire usando la scure. E troppe mega-cooperative, «che nei fatti sono grandi imprese che operano nei settori finanziari, bancari, assicurativi e della grande distribuzione», con assurdi vantaggi fiscali rispetto alle imprese che operano come società di capitale negli stessi settori. «Riportiamo il cooperativismo all’iniziale vocazione, quando lo scopo era favorire il lavoro degli associati e la loro sicurezza», scrive Winkler. E poi, occorre «separare le banche di raccolta da quelle di affari, affinché il risparmiatore sappia che si fa del suo denaro, se ci si gioca “a dadi” con i derivati o se lo si impiega per crediti a famiglie e attività produttive».
E ancora: regolare il commercio semplificando le procedure e ristabilendo una leale concorrenza. Vigilanza e controlli devono stroncare «il caporalato, lo sfruttamento e la schiavitù (vedi in agricoltura)». E poi: «Equiparare le pensioni sociali al costo per lo Stato del migrante». La lista è lunga: rendere umani i tempi della giustizia, proteggere i giovani lavoratori limitando i contratti a termine, costringere la pubblica amministrazione a risarcire i danni causati dalle sue lentezze burosauriche. E’ pacifico: «Chi investe deve poter programmare le proprie attività». Giovani imprenditori: hanno diritto a un «sereno avviamento», con sgravi fiscali per i primi cinque anni. Tocca a noi, dice Winkler: il paese deve saper «prendere la strada delle vere riforme che possano rendere veramente dinamica e flessibile la nostra economia». Se invece «saprà solo attuare politiche restrittive imposte dall’Europa», allora addio Italia: «Non ci sarà speranza per il futuro, se non per una opulenta oligarchia senz’anima», quella che domina la scena da almeno 25 anni – da noi come a Bruxelles – dopo aver trasformato la parola “riforme” in un incubo per tutti.
Nell’analisi in alcuni punti ci son delle inesattezze…o delle affermazioni “luogo comune ” che non rispondono al vero. M ho altro da fare……sperando che non ci sia qualcun altro a scrivere al posto mio. Buona giornata.
Un altro dei “fratelli” che ispeziona la crescita del cumulo di merda che s’ingrossa da 25 anni sempre più.
A cosa serve? Evidentemente solo a loro. Tanto, con il volgo ottenebrato dalle perduranti menzogne si può far quello che si vuole. C’è un unico sistema per migliorare di botto la situazione(che loro non si arrischieranno MAI di consigliare): mettere in moto le pale meccaniche e azzerare il cumulo merdoso, con la speranza di trovare davanti alla benna le figure dei paladini del disastro per antonomasia: prodi ed amato. Tutto il resto è fuffa come dice: &&&.
Certo che Winkler deve aversi sforzato particolarmente per partorire una simile disamina.
L’autore fa sfoggio di eccellente dialettica sui “massimi sistemi” ma non regge di fronte alle evidenze scientifiche.
Notare che afferma che l’UE “è poco umana” con l’austerità ma poi crede di calare l’asso di picche affermando che l’austerità è una cura a cui non abbiamo resistito perché abituati a vivere sopra le nostre possibilità.
Stesso dicasi col razzismo: afferma che non siamo razzisti ma associa in modo subliminale sovranismo (mi perdoni lo associ a patriottismo e a salvezza) a razzismo e populismo.
1) La spesa pubblica per beni e servizi è bassa da 50 anni.
2) La spesa pubblica totale è alta (ecco la VERA causa dell’espansione del debito) a causa di interessi passivi che maturano a una media di 70 md l’anno per la felicità i Wall Street e di Londra grazie a leggi come Divorzio B/T e Maastricht.
Queste rendite andrebbero portate a circa lo 0 reale (come in tutti i paesi del benessere compresa l’amata Inghilterra) alzando l’inflazione con politiche fiscali impraticabili nell’euro (vedasi punto 10). Chi ha approvato simili regole? Non tanto i corrotti italici ma i VENDUTI ai poteri forti esteri.
3) Il “vincolo esterno” (mercantilismo) fa il resto svalutando il lavoratore anziché la moneta redistribuendo le quote salari in favore delle quote profitti (esteri).
4) La nota “economia sociale di mercato”, la “Terza via” di Blair è le più grossa manifestazioni di competizione al ribasso di diritti e salari e la causa della fine della sinistra.
5) Le banche italiane non sono in crisi perché depredate dai corrotti ma perché abbiamo perso la nostra economia la gente non ripaga i debiti ritrovandosi disoccupata, i soldi si ritirano non si depositano. Leggere anche FINE DELLA CLASSE MEDIA.
6) L’evasione delle pmi è pari all’8%. Una decina di miliardi. Big Companies (banche e multinazionali = City e Wall Street) e Criminalità Organizzata insieme stanno a circa 110 md.
7) In Italia non c’è un abuso di giustificazioni ma anzi c’è un esagerazione nel darci la colpa di tutto.
9) Una comodissima interpretazione vorrebbe inculcare che dazio = fascismo perché dazio = restrizione libertà capitali = restrizione libertà persone = fascismo. Invece è proprio il Capitale a briglia sciolta a distruggere la libertà! (Libera volpe in libero pollaio).
10) Ricordo all’autore che nell’euro qualsiasi politica di espansione (cioè contraria all’austerità) comporta aumento dell’import e riduzione dell’export. Questo comporta speculazione fino al collasso monetario e al default.
Questo a meno che anche gli altri non facciano altrettanto…lei crede che milioni e milioni di italiani in povertà relativa e assoluta possano attendere i massimi sistemi?
Quel che resta dell’articolo è condivisibile.
Saluti
Nell’analisi in alcuni punti ci son delle inesattezze…o delle affermazioni “luogo comune ” che non rispondono al vero. M ho altro da fare……sperando che non ci sia qualcun altro a scrivere al posto mio. Buona giornata. (&&&)
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Stamattina ho scritto in fretta questo dopo aver letto l’articolo. Siccome per magnà devo lavorare (sono tra i fortunati …quindi non mi lamento ..salvo non finisca in disgrazia perché lavoro nel settore privato , e se la gente non spende io non guadagno ..ancora nel settore ove sono io spende, ma la mia fortuna è legata al girare della moneta ..se ne gira poca .io vado tendenzialmente in asfissia economica …..;-) ho accennato a delle inesattezze nell’insieme di un analisi che in altri punti potrebbe starci. Le inesattezze alle quali mi riferivo le ha messe ben in evidenza il Marco. Per cui vado a dar da magnà al gatto …e poi a far altro. Bye Bye
Paolo (&&& originale )
riformismo: peccato che si riformi SEMPRE al peggio, MAI al meglio. ‘ l’u-mano, purtroppo, che appena tocca il bene o ben fatto lo tramuta in male e mal fatto. aNCHE UN QUALCOSA CHE
M’è partito da solo. Ma questo cavolo di PC ha una sua volontà…..cavoletti di bruxelles ! Ripetiamoci…
Riformismo: peccato che si riformi SEMPRE al peggio, MAI al meglio. E’ l’u-mano, purtroppo, che appena tocca il bene o ben fatto lo tramuta in male e mal fatto. Qualcosa che cominciò BENE, finì MALE. Non si sfugge, finché tutti insieme coloro che tendono al bene da Atei, Vegani, non compettivi si uniranno per realizzare l’Idea. La Nostra Coscienza che tende al bene può risvegliare anche la Coscienza della Natura. E’ urgente, non si può aspettare oltre, pena la distruzione, anche degli Innocenti.
Ci sono due articoli precedenti (Britannia/Ciocca) che spiegan come mai non si possono applicare ricette espansive se non fanno altrettanto i partner europei (figuriamoci il discorso 3%). Se aumentano i salari, se aumenta il benessere (e con esso l’inflazione), l’import aumenta mentre l’export diminuisce. La bilancia se va in negativo c’è il rischio di speculazione/spread e da lì perfino il collasso monetario. Fossimo in cambio flessibile sarebbe diverso.
nel qualcun altro che scrivi al posto mio non intendevo “altro interlocutore” ma scrivere fregnacce e firmarsi &&&
10) Ricordo all’autore che nell’euro qualsiasi politica di espansione (cioè contraria all’austerità) comporta aumento dell’import e riduzione dell’export. Questo comporta speculazione fino al collasso monetario e al default. (Marco )
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è riferito al sistema del Target 2?
Gli altri 9 punti sono “perfetti” condivido al 100 %
tutti insieme coloro che tendono al bene da Atei, Vegani, non compettivi si uniranno per realizzare l’Idea. (Monia d Mx )
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Ma forse sono io che non leggo tra le righe (se c’è qualcosa di scritto …) …nel mentre mi perplimo…atei e vegani protesi al bene…….
Atei , Vegani….e tutti gli altri ? tutti protesi al male??….mmm….non mi convince la faccenda
saluti
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