Rivoluzione colorata: l’imbroglio Macron seppellirà i francesi
Dal lontano 2005, la Francia non ha più un vero presidente: all’Eliseo si sono succeduti soltanto dei pallidi figuranti. Compreso l’ultimo arrivato, Emmanuel Macron, “fabbricato” dal supemassone reazionario Jacques Attali e inizialmente scambiato, dagli elettori, per salvatore della patria. Lo afferma Thierry Meyssan, analizzando le prime mosse del nuovo presidente. «Dopo l’incidente cerebrale di Jacques Chirac, la Francia è rimasta senza un presidente», scrive, su “Megachip”. «Durante gli ultimi due anni in cui ha ricoperto la carica, Chirac ha lasciato che i suoi ministri Villepin e Sarkozy si sbranassero a vicenda. In seguito: il popolo francese ha scelto due personalità che non sono riuscite a essere all’altezza dell’ufficio presidenziale: Nicolas Sarkozy e François Hollande». Alla fine hanno scelto di portare Macron all’Eliseo, «ritenendo così che questo giovane impetuoso fosse capace di riprendere il timone». Errore. Una spia evidente è l’atteggiamento verso la Ue, apertamente sostenuta dai grandi candidati, che anziché Bruxelles hanno attaccato genericamente “la corruzione”, colpendo in particolare François Fillon. «Una narrazione tipica delle “rivoluzioni colorate”».
L’opinione pubblica, senza eccezioni, «reagisce sostenendo la “rottamazione”: tutto quel che è vecchio è corrotto, mentre tutto quel che è nuovo è giusto e buono», scrive Meyssan. «Tuttavia, non c’erano basi per dimostrare nessuno dei crimini di cui tutti stavano parlando». E’ uno schema, che funziona sempre: «Nelle rivoluzioni colorate precedenti, l’opinione pubblica ci metteva tra i tre mesi (la Rivoluzione dei Cedri in Libano) e i due anni (la Rivoluzione delle Rose in Georgia) prima di svegliarsi e scoprire di essere stata manipolata». L’arte di coloro che organizzano le “rivoluzioni colorate” consiste «nel realizzare senza aspettare un istante tutti i cambiamenti che i loro sponsor intendevano operare nelle istituzioni». Emmanuel Macron, già dirigente della Banca Rothschild, ha annunciato in anticipo le sue intenzoni: riforma d’urgenza del Codice del Lavoro, modifica del Consiglio economico e sociale, dimezzamento del numero degli eletti a tutti i livelli, nonché “moralizzazione” della vita politica. Tutti questi progetti, osserva Meyssan, ricalcano il solco tracciato dalla relazione pubblicata dalla Commissione per la liberalizzazione della crescita francese del 2008, di cui era presidente Jacques Attali, mentre Emmanuel Macron era il vicesegretario generale.
Il rapporto della Commissione Attali (creata dal presidente Sarkozy) inizia con queste parole: «Questo non è un rapporto, né uno studio, ma un manuale per le riforme urgenti e fondanti. Non è né partisan né bi-partisan: è non partisan». Per quanto riguarda il codice del lavoro, scrive Meyssan, «si punta ad abbandonare il sistema giuridico romano e alla sua sostituzione con il sistema attualmente in vigore negli Stati Uniti: un dipendente e il suo padrone potrebbero così entrare in negoziati bilaterali e concludere un contratto in contrasto con la legge». E il sistema educativo «dovrà produrre studenti bilingui (francese/inglese) già alla fine della scuola primaria». Eppure, aggiunge l’analista, questo cambiamento di paradigma non è mai stato discusso in Francia: «Tutt’al più, è stato evocato durante i dibattiti parlamentari sulla legge El-Khomri/Macron del 2016», detta anche “Loi Travail”, che di fatto “americanizza” la situazione, come il Jobs Act renziano in Italia. E le riforme istituzionali annunciate da Macron? «Nessuna di esse era attesa dai francesi», nonostante una certa insofferenza per «la stratificazione amministrativa (Comuni, Comunità di Comuni, Dipartimenti, Regioni, Stato) e la proliferazione di commissioni inconcludenti».
In realtà, sostiene Meyssan, «il presidente Macron avanza indossando una maschera». E spiega: «Il suo obiettivo a medio termine, ampiamente annunciato nel 2008, è quello di abolire Comuni e Dipartimenti. Si tratta di omogeneizzare le collettività locali francesi con il modello già imposto ovunque in altri paesi dall’Unione Europea. L’Eliseo, nel rifiutare l’esperienza storica del popolo francese, considera che possa essere governato come tutti gli altri europei». La riforma del Consiglio economico e sociale, invece, «rimane vaga». Tuttalpiù, «sappiamo che si tratterebbe sia di sciogliere le innumerevoli commissioni inutili, sia di affidargli il dialogo sociale». Aggiunge Meyssan: «Il fallimento di Charles de Gaulle nel raggiungere questo obiettivo nel 1969 ci fa pensare che, qualora questa riforma venisse realizzata, non sarebbe per risolvere un problema, ma per seppellirlo una volta per tutte». In realtà, la proposta di riforma del Codice del Lavoro «priverà questo dialogo del suo oggetto concreto». Nel 1969, ricorda Meyssan, il presidente de Gaulle «si era rassegnato ad abbandonare ancora una volta il suo vecchio progetto di “partecipazione”, cioè di ridistribuzione della crescita del capitale delle imprese tra i loro proprietari e i loro lavoratori», e in cambio aveva proposto «di far partecipare il mondo del lavoro al processo legislativo».
Per farlo, de Gaulle aveva pensato di fondere il Consiglio economico e sociale con il Senato, in modo che la Camera Alta riunisse sia i rappresentanti regionali sia quelli del mondo professionale. In particolare, aveva proposto che questa Camera non potesse più redigere essa stessa le leggi, ma che emettesse un parere su ogni testo prima che questo fosse discusso dall’Assemblea Nazionale. «Si trattava dunque di concedere un potere che consisteva in un parere legislativo alle organizzazioni rurali e cittadine, ai sindacati degli operai e del padronato, alle università, alle associazioni familiari, sociali e culturali». Macron si sta muovendo in direzione opposta. Le due priorità che il neopresidente intende perseguire «prima che i suoi elettori si risveglino» possono essere riassunte come segue: «Reggere il mercato del lavoro secondo i principi dell’ordinamento giuridico statunitense; conformare gli enti locali alle norme europee e incistare le organizzazioni rappresentative del mondo del lavoro in un assemblea puramente onorifica. Oltre a cancellare (a vantaggio dei soli capitalisti) qualsiasi traccia proveniente da diversi secoli di lotte sociali, Emmanuel Macron dovrebbe quindi allontanare gli eletti dai loro elettori e scoraggiare questi ultimi dall’impegnarsi nella cosa pubblica».
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Un altro che ci é arrivato, il Maccherone francese é destinato, che lo voglia o no, a diventare Lasagna: stirato piatto dalla Realtà che Lui, uomo solo pieno di sè, NON capisce avendo la puzza sotto il naso.
Altro che “en marche”questo è “un Marcio”fino al midollo, lui e Brigitte Trollon…..(pronuncia francese)
Grazie a Meyssan, da questo articolo si può capire la differenza tra la destra, qui richiamata da De Gaulle, e questo diffuso, multiforme cartello a difesa di prevaricatori senza scrupoli, capitalisti e non, che dai fascismi in qua, speculando su malintesi concetti di patrie e idealismi, ne ha praticamente usurpato lo spazio.
PS – Rilevante la nota sul possibile abbandono della traccia derivante dal sistema giuridico romano, pietra fondante della Civiltà Europea.
Resta il fatto che Mi(Ma)cro-con ha vinto le elezioni con percentuali plebiscitarie.
1. E’ vero che la maggioranza dell’elettorato è rimasta a casa. Ma questa non è colpa sua. Gli è che mancava un’alternativa credibile. Anche la Marine alla fine si rivelò per quel che sempre fu: un flop!
2. E’ vero che le “risorse” lumpen-proletarie han votato per il globalista finanziario. Ma devono campà pur loro, poverine!, in quel girone “assistenzialista” che noi dovremmo ben conoscere dalla nostra storia patria. Chi scegliereste voi fra uno che ti vuol sbatter fuori e un altro che ti promette la pappa gratis?- Anche qui la domanda reale è: chi mai ha fatto entrare vagoni di “risorse”? – Perché? Ormai vale sempre meno l’argomento che importiamo mano d’opera low-cost. Adesso la mano d’opera può esser del tutto inutile. Ma quanto meno ce n’è bisogno, tanto più ne scarrettiamo!
3. Avete dimenticato Marx? I lumpen-proletari erano l’armata di riserva del Capitale (lui alludeva al capitale industriale). Ora son qualcosa di più evoluto: sono l’armata del Capitale Finanziario (cioè della globalizzazione che fa tabula rasa della storia, e deve orwellianamente riscriverla). Dunque in Francia sono l’armata di riserva di Ma/Mi-crocon.
4. Non resta dunque che sperare che le crescenti incazzature della base sociale autoctona (*) siano la montagna che alla fine produrrà almeno un topolino.
(*) non so però quanto esse siano davvero radicate…
5. Mi ripeto: l’ariete della “migrazione” nera (+ contorni) ci sfonderà il cranio BEN PRIMA della trave di nome PIL/SPREAD/DEFICIT… e ammenicoli vari. — Francia o Italia c’est la meme chose.
Macron è già più vecchio e ancor più da rottamare di Matteo Renzi.
Game Over.
Chi lo sa? E’ dura la lotta per il primato. In ogni caso è ancora “game on”. – Microcon è ben in sella; al Fra Cipolla di Rignano fa momentaneamente le veci un suo avatar.
Che sian tutti da rottamare è una legittima aspirazione. Ma velleitaria. Con la più assoluta spocchia gli sgovernanti fanno ogni giorno, sempre più, il cz che vogliono. Una dimostrazione fra le innumerevoli: lo sfratto per abusivismo ai negretti diventa l’alibi per regalargli una casa, stavolta non abusiva. E il popolo che fa? Se lo prende pacificamente in quel tal posto. Ormai ci è talmente abituato che non geme più. Del resto non è solo colpa degli sgovernanti: gran parte del nostro popolo è manovalanza integrante (a vario titolo: ideologico e pratico) nella rete di qualche associazione inchiappettatrice. Un prete bergogliesco che fa il bagno in piscina in mezzo a manipoli di negretti è per lui, probabilmente, un’icona mitica del “volémose bene” ecumenico.! Gratta gratta e scopri che il suo zoccolo duro è quello di un popolo boldrin-bonino, cioè di un non-popolo. I francesi, per questo aspetto, sono un po’ meno idioti. Basta leggere la varia cronaca quotidiana per rendersi conto che siamo un non-popolo totalmente di cacca.
Game on, for ever!
Infatti le idee di questo bullo massone, sono solo sogni di una notte di mezza sbornia. Presto si risveglierà dall’ubriacatura e vedrà una realtà molto diversa da quello che gli hanno fatto credere.