Schulz e Juncker, l’amico dei migranti e il finto populista
«Non dormo più da dieci giorni. Ho 52 anni, tra qualche mese 53, da ieri sono ufficialmente un esubero». Parola di Iacopo Savelli, giornalista di “Sky”. «A Savelli voglio solo dire quanto segue: la situazione che lei vive da una decina di giorni, tanti la vivono dalla nascita; tantissimi dalla nascita dell’Ue e dell’euro», replica Vincenzo Bellisario sul blog del Movimento Roosevelt, che cita il programma, sintetizzato in un Tweet, del candicato cancelliere Martin Schulz per “riformare” l’Ue: «I rifugiati rappresentano il “sogno europeo” e valgono più dell’oro», dice l’ex presidente del Parlamento Europeo, in corsa per sfidare Angela Merkel, con cui finora ha governato. In effetti, sottolinea Bellisario, «considerando il notissimo progetto Ue di abbassamento dei salari», ben espresso dalla “lettera riservata della Bce al governo italiano” del 2011, Schulz ha perfettamente ragione: i migranti contribuiscono alla svalutazione interna indotta dall’euro, con il crollo del costo del lavoro (e del reddito medio europeo). Oro che cola, i rifugiati: «Nessun contratto di ingaggio, 10-12 ore di lavoro al giorno, 300 euro al mese». Nemmeno l’affitto è un problema: «Vivono anche in 20 persone all’interno di 60-70 metri di casa».
Ha dunque “ragione” Martin Schulz, «esattamente come avevano ragione i vari D’Alema», quando affermavano di volere «almeno altri 30-50 milioni di extraeuropei nei prossimi anni all’interno Ue». Ovvio che poi esploda il “populismo”, che – per inciso – secondo Dario Fo non è un’esaltazione demagogica del popolo, anzi: «Il populista è colui che intende migliorare la posizione del popolo permettendogli di sfuggire alle violenze della classe dominante, ai ricatti e allo sfruttamento». Attenzione, però, al populista che non t’aspetti: come il maggiordomo dell’élite europea, Jean-Claude Juncker, che ora parla di “reddito minimo di base”, cercando di scippare ai “populisti” (quelli veri) il loro principale cavallo di battaglia. «Chi ottiene un reddito fisso mensile dall’Ue, difficilmente sarà spinto ad abbandonarla», scrive Bellisario. «Insomma, dopo 25 anni di “macelleria sociale” targata Ue ed euro, hanno capito che l’unico modo per battere il “populismo” è quello di trasformarsi in “populisti”». Bellisario cita l’Eurispes, secondo cui il 48,3% delle famiglie italiane non arriva alla fine del mese, mentre in Grecia una famiglia su due sopravvive grazie alla pensione di un familiare.
L’allarme lanciato da Savelli, il giornalista di “Sky”, è decisamente illuminante: la catastrofe della crisi sta entrando anche nelle case dei “protetti” che mai avrebbero pensato di finire nei guai. Bellisario consiglia di non fidarsi né del solidarismo di Schulz, né di quello di Juncker: sono entrambi insinceri e provengono da due alti responsabili del disastro, che oggi provano a travestirsi da “amici del popolo”. In realtà stanno cercando di cambiare “canzone”, incalzati dai sondaggi e frastornati dagli ultimi risultati. Nell’ordine: Brexit, Trump, il No al referendum italiano. Attenti a quei due: sotto sotto, Schulz e Juncker la pensano sempre come il “maestro” Mario Monti, fiero del «grande successo dell’euro», la moneta creata «per convincere la Germania che attraverso l’euro e i suoi vincoli la cultura della stabilità tedesca si sarebbe diffusa a tutti». E dunque, per il cinico tecnocrate, «quale caso di scuola si sarebbe potuto immaginare milgiore di una Grecia che è costretta a dare peso alla cultura della stabilità e sta trasformando se stessa?». Con Schulz e Juncker, l’intera Europa scivola verso la Grecia “esemplare” di Monti, alla velocità della luce.
Cito: “… i migranti contribuiscono alla svalutazione interna indotta dall’euro, con il crollo del costo del lavoro (e del reddito medio europeo). Oro che cola, i rifugiati: «Nessun contratto di ingaggio, 10-12 ore di lavoro al giorno, 300 euro al mese». Nemmeno l’affitto è un problema: «Vivono anche in 20 persone all’interno di 60-70 metri di casa..» (fine citazione)…. Adesso sì che lo capiamo perché per D’Alema i migranti erano una “risorsa”! – Qui sì che si potrebbe fare della dietrologia, vista la massiccia presenza di pesanti indizi che la confermano. – Ma il sovvertimento economico provocato dalle migrazioni continentali è solo una tessera del mosaico, solo uno zuccherino sulla pillola dato momentaneamente ai “padron-cini” d’Europa, che tirano il fiato (quelli sopravvissuti) risparmiando sui costi. -In prospettiva il cammino fatale è segnato invece dalla (cito) “catastrofe della crisi (che) sta entrando anche nelle case dei “protetti” che mai avrebbero pensato di finire nei guai”. – Il numero degli eletti si restringerà infatti sempre più. Sono ipotesi già ampiamente anticipate dalla letteratura distopica. – Quanto al reddito di cittadinanza – e vedremo come e quando e dove sarà implementato – fa parte della stessa logica: verrà usato in chiave di salario minimo al fancazzismo, purché la gggente se ne stia cheta a nun fà’n cazzu (tanto lavorano i negri) e non rompa le scatole. E’ una dinamica che del resto già funziona con successo in diversi paesi d’Europa.- Quanto alla dichiarazione che vedo attribuita a Dario Fo :”«Il populista è colui che intende migliorare la posizione del popolo permettendogli di sfuggire alle violenze della classe dominante, ai ricatti e allo sfruttamento»…. ebbene, queste son ciance nel vuoto, ciarle parolaie a ruota libera, amene cazzate. Che ne direste invece di definire il mitico “populista” così: “uno scontento che scambia i suoi mugugni per rivoluzione sociale” …?
Ma quel che avrebbe detto Dario Fo sulla figura del “populista” è tutto lì? Non c’è altro? . Se non c’è altro allora “populista” è sinonimo di “snowflake”. – Ho capito bene? A chi intende (siamo dunque nel mondo delle intenzioni) “migliorare la posizione del popolo” è dunque “permesso di sfuggire alle violenze della classe dominante”? Ma finiamola una buona volta con ste cagate in linguaggio da feuilleton! Per “migliorare” e “sfuggire” non bastano intenzioni, ci vogliono insurrezioni. Se non si è in grado di farle, siamo almeno onesti, diciamolo chiaramente, e piantiamola una buona volta di piagnucolare, come bamboccetti svirilizzati. Ammettiamo invece che ci mancano idee, che il cosiddetto “populismo” non ne ha (il 5S ne è l’inconfutabile dimostrazione)….ammettiamo che ci mancano dunque progetti politici, e ammettiamo pure che di cambiare qualcosa non ne abbiamo nessuna voglia, perché la cosiddetta “dignità” è un’appendicite della pancia affamata, ma se la pancia non ha fame, l’appendicite non c’é….. Però coi chiari di luna che s’annunciano -mi direte – anche la pancia avrà fame, avrà fame… ma “loro” già lo sanno, ed è per questo che stan pensando di tenere bbbbono il pòpppolo col “reddito di cittadinanza”. Così la “dignità” del popppolo andrà a rane ancora una volta, e stavolta in maniera emblematica (dignità = elemosina). Un successone, il reddito! Non è difficile esser profeti. Do un esempio (fonte: amici spagnoli): bastano i 420 euro mensili che il governo spagnolo (di destra!) ha appena proprogato, per l’ennesima volta, ai disoccupati cronici e frange affini. Risultato? Stan tutti boni-boni, cheti-cheti. Peccato che per la stessa cifra il negretto debba lavorare in fabbrica o nei cessi dell’autostrada. Ma chi ultimo arriva, male s’accomoda. C’è tempo anche per loro.- … In ogni modo: W il popppolo! E W il reddito di cittadinanza, protocollo della “Nuova Alleanza” fra i “populisti” e il NWO. – Già mi vedo i capoccioni “populisti” assettati in proficue poltrone della “Governance” nel prossimo futuro, come già ci avevan sistemato il lor culo i sessantottini … ma non prima d’avere, a suon di ciance, “distrutto il Sistema”.
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“La globalizzazione consiste in un’economia mondiale nella quale un tentativo condotto da un qualsiasi paese di evitare l’impoverimento dei suoi lavoratori può concludersi solo con la perdita del loro impiego. Questa economia mondiale sarà presto in mano ad un ceto cosmopolita che non avrà alcun senso di comunanza nei confronti di alcun lavoratore in alcuna parte del mondo, come non lo avevano i grandi capitalisti americani all’inizio del novecento nei confronti degli immigrati che affollavano le loro fabbriche.
Questo cosmopolitismo economico che mette paura ha come sottoprodotto, un gradevole cosmopolitismo culturale. Plotoni di giovani imprenditori riempiono i posti di prima classe sui jet transoceanici, mentre i posti di classe economica sopportano il peso di panciuti professori come me, che sfrecciano verso le piacevoli località dove si organizzano conferenze interdisciplinari. Ma questo cosmopolitismo culturale di recente acquisizione è limitato al più ricco 25% degli americani. Il nuovo cosmopolitismo economico fa presagire un futuro in cui il restante 75% degli americani vedrà il proprio standard di vita peggiorare costantemente. Ci accingiamo probabilmente a finire in un’America che divisa in caste sociali ereditarie”
Richard Rorty, “Una sinistra per il prossimo secolo”, 1999. (p.86-7).
Fonte: http://tempofertile.blogspot.it/2016/12/richard-rorty-una-sinistra-per-il.html
Saluti
Fabrice
PS in effetti il pezzo l’ho beccato da un Twitter di “Euromasochismo”, poi ho fatto qualche ricerca se c’era qualcosa in più in italiano e il link di cui sopra è quello che ho trovato!!
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“The Decline of the Middle Class: An Inside Look”
http://www.investopedia.com/articles/markets-economy/062716/decline-middle-class-inside-look.asp
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http://www.zerohedge.com/news/2017-01-22/jack-ma-accuses-us-spending-14-trillion-war-instead-its-people
Stringendo il succo del succo, la globalizzazione è partita dagli USA che li ha visti in prima linea su questo fronte e siccome l’Europa occidentale si era già americanizzata da un pezzo e allora si è subito appecoronata a questo trend ( che è solo malefico nel medio e lungo termine!! ) e l’euro ne è l’emblema, infatti:
“Con l’euro si completa la globalizzazione: non solo il capitale si sottrae al conflitto delocalizzando, ma anche lo Stato si fa evanescente – di esso rimane solo il sorriso beffardo del gatto di Alice lassù da Bruxelles o Berlino”
by Sergio Cesaratto, “Sei lezioni di economia. Conoscenze necessarie per capire la crisi più lunga e come uscirne”, Imprimatur, 2016, ( pag 248 ).
Saluti.
Fabrice