Saccomanni ci riprova con l’Eni, mentre l’euro ci divora
Saccomanni ci riprova: dopo aver più volte annunciato a partire dalla scorsa estate la fine della crisi italiana, ora supera se stesso affermando che è finita addirittura la crisi mondiale. Unitamente a questo splendido annuncio, ecco l’altra grande conferma: la svendita dei maggiori beni statali, cominciando da un gioiello come l’Eni. L’ex banchiere centrale, prende nota Mitt Dolcino, ora annuncia che vuol proprio vendere l’asset migliore che l’Italia ha in portafoglio, che secondo Paolo Scaroni rende al Tesoro il 6%, per poi pagare interessi sul debito pubblico inferiori al 4%. Follia? La “spiegazione”, secondo Dolcino, la fornisce involontariamente il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, che a “Radio 3” – definisce l’interesse straniero (a comprare Eni) come più forte di quello italiano. «Della serie: Saccomanni per chi lavora, per l’interesse degli italiani o per quello dei partner europei, potenziali compratori di Eni?». Dubbio più che lecito, ricordando le famose privatizzazioni del 1992 in cui il nume tutelare di Saccomanni, Mario Draghi, regalò mezza Italia agli stranieri, facendo così decollare la sua brillante carriera.
Bonanni che balbetta, scrive Dolcino su “Scenari Economici” in un intervento ripreso da “Come Don Chisciotte”, «fa ben capire la gravità della situazione: anche un sindacalista vede le stesse cose che stiamo stigmatizzando noi da qualche mese». Qualcuno, aggiunge il blogger, dovrebbe “spiegare” a Saccomanni che «le partecipazioni statali non sono sue», e che in teoria esiste ancora un Parlamento. Inoltre, dire che “la crisi è finita” serve «solo per giustificare successivamente azioni straordinarie, approfittando dei problemi che emergeranno e della crescita che non ci sarà». Soltanto alibi, per arrivare all’obiettivo desiderato: privatizzare l’Italia. Tutti gli indicatori smentiscono il ministro, persino i consumi di energia: -3% rispetto all’anno scorso. Il pericolo dello smantellamento del paese resta forte, perché «nessun politico, per cialtrone che sia, ha interesse a far cadere il governo attuale: meglio che la colpa di provvedimenti impopolari non abbia un nome, un responsabile, un colore». Questo potrebbe essere il “movente” dell’eventuale salvataggio di Berlusconi dalla decadenza, per non staccare la spina a Letta e Saccomanni.
Le misure speciali evocate del ministro? Tutte inutili, anzi suicide. Unico risultato: agevolare la Germania, che punta a trasformare l’Italia – il suo più grande competitor manifatturiero continentale – in una sacca di manodopera a basso costo, dopo averne acquistato a prezzi di saldo i pezzi più pregiati. «Italiani sveglia, bisogna fare qualcosa», aggiunge Dolcino. Se oggi la maggioranza degli italiani ha finalmente capito che la moneta unica avvantaggia solo i tedeschi a nostro danno, «bisogna minacciare seriamente di uscire dall’euro se non verranno rivisti pesantemente i limiti di bilancio imposti dalle regole europee», preparandosi anche a «ripudiare la moneta unica». Fare qualcosa, subito: «Non bisogna continuare a permettere a politici come Saccomanni di prendere decisioni contro gli interessi del paese». E attenzione anche alla geopolitica, conclude Dolcino, convinto che siano stati gli Usa ad “autorizzare” la Germania a spremere il resto d’Europa. Ora, con lo scandalo Datagate e lo spionaggio ai danni della Merkel, la fiducia si è incrinata: e Washington potrebbe scoprire di aver “allevato”, a Berlino, un competitor globale insidioso per l’America, quasi quanto Cina e Russia.
4 Commenti
Trackbacks
- Saccomanni ci riprova con l’Eni, mentre l’euro ci divora - Signoraggio.it
- Saccomanni ci riprova con l’Eni, mentre l’euro ci divora - Signoraggio.it
naturalmente è per questo che gli Usa ci soccorreranno con la NATO economica…loro vogliono il nostro bene
Peccato che poi, attenendosi ai fatti, delle privatizzazioni italiane hanno beneficiato i francesi e le banche AMERICANE
Ma no, tiriamo in mezzo alla germania che ovviamente ancora oggi è il nemico numero uno degli Usa nonostante sia da questi occupata.
Lo dice la voce di Repubblica, non certo antimperialista “Gli Usa attaccano Berlino
sull’export che “indebolisce l’Eurozona”
Secondo il Tesoro americano la politica economica tedesca, tutta basata sulle esportazioni e poco sulla domanda interna, ha effetti devastanti per i vicini europei. Contestazioni rispedite al mittente: “Incomprensibili”
Forse la Germania è agli Usa che INFASTIDISCE proprio in previsione del Transatlantic trade and Investment Partnership.
Guardacaso la stampa giusta non si infastidisce per la nuova invasione commerciale made in Usa
“Secondo il Tesoro americano la politica economica tedesca, tutta basata sulle esportazioni e poco sulla domanda interna, ha effetti devastanti per i vicini europei.” e infatti una volta tanto l’America ha ASSOLUTAMENTE RAGIONE e la Germania ha TORTO MARCIO ( come sempre ma a quanto pare 2 GUERRE MONDIALI non sono servite a metterla in riga ). Non si capisce dove sarebbe la competizione tra Germania e USA dato che i primi sono ESPORTATORI NETTI e i secondi IMPORTATORI NETTI. E’ difficile che siano NEMICI. E’ + facile che siano SOCI. Se non c’è uno che CONSUMA e IMPORTA ( e quindi si INDEBITA ) non ci può essere un altro che PRODUCE e ESPORTA ( e concede CREDITO ). Ma la dottrina luterana imperante nella mente bacata dei krukki del CAZZO identifica qualunque CONSUMATORE e DEBITORE ( siano essi i PIIGS o gli USA ) come 1 COLPEVOLE ( SCHULD in tedesco vuol dire sia DEBITO che COLPA ) che deve ESPIARE le sue COLPE passate con il SACRIFICIO e le LACRIME e SANGUE dell’AUSTERITY. Un chiaro esempio di come l’INTEGRALISMO RELIGIOSO ed IDEOLOGICO completamente IRRAZIONALE abbia EFFETTI DEVASTANTI una volta applicato alla macroeconomia.