Bruxelles sbaglia tutto: così non ci salveremo mai
Serve un’alternativa radicale, o l’Europa intera fallirà: finora l’Unione Europea, la Bce e il Fondo Monetario Internazionale hanno sbagliato tutto, e il nuovo piano di salvataggio per la Grecia e gli altri paesi in difficoltà, tra cui l’Italia – il colossale Fondo Europeo di Stabilità da 2.000 miliardi di euro – andrà incontro alla stessa sorte. «La situazione è sconfortante», afferma l’economista inglese James Meadway: «L’Ue, il Fmi e la Bce sembrano incapaci di offrire nient’altro che le stesse ricette dimostratamente fallimentari». Eppure un’effettiva risposta alla crisi è necessaria: per la Grecia questa risposta sarà il default, ma «la società greca non deve fungere da capro espiatorio per il fallimento del sistema finanziario europeo».
Secondo Meadway, che firma un’impietosa analisi sul blog “NewEconomics”, occorre cambiare immediatamente rotta: «Anche il Fmi ora è costretto ad ammettere che i controlli agli spostamenti dei capitali rappresentano un mezzo efficace di arginare la diffusione della crisi finanziaria». Meadway propone soluzioni drastiche: la tassazione di grandi capitali e rendite finanziarie, misure repressive sulla speculazione e un sostanziale restringimento alla libertà di circolazione dei capitali. Per l’economista britannico, deve essere completamente rovesciata la politica di austerità che sta portando la Grecia alla disperazione: al contrario, servono «urgenti politiche di reflazione e di investimento allo scopo di creare lavoro stabile e sostenibile, sia che queste siano compatibili con l’appartenenza all’euro o no». I costi saranno alti e il risultato incerto, ammette Meadway, eppure non esistono alternative.
La Grecia, sostiene Meadway, è il punto dolente di un’intera economia, quella europea: stagnazione ovunque e nuove crisi finanziarie dietro l’angolo, mentre la fine dell’Euro è ormai apertamente dibattuta. Anche se il Fmi continua a ripetere che la situazione è sotto controllo, l’Europa è l’epicentro della crisi, perché «la sola liberalizzazione finanziaria e monetaria ha dimostrato di essere letale». Quando i paesi membri entrarono nell’Euro, nel 1999, fissarono i tassi di cambio relativi: le economie del nord, come la Germania, aderirono con un tasso di cambio molto più basso di quello dell’Europa meridionale. Risultato: enormi squilibri a vantaggio dell’esportazione tedesca e maxi-deficit per il Sud, che il sistema finanziario europeo liberalizzato ha riciclato come debiti.
Questa instabile combinazione ha retto per un decennio, ma è andata in frantumi in seguito alla crisi, tutta finanziaria, del 2008: le banche europee gravate da titoli-spazzatura sono state “salvate”, ma intanto la recessione ha ridotto le entrate fiscali e gonfiato la spesa pubblica. «Questa combinazione – spiega Meadway – ha fatto sì che i debiti e i deficit pubblici aumentassero a dismisura: accoppiato ai deficit nella bilancia dei pagamenti, ciò ha comportato l’impossibilità per i Piigs di far fronte alle spese». È stata quindi la crisi finanziaria, e non l’eccessiva spesa pubblica, a creare la crisi dei debiti sovrani. «La Grecia, ad esempio, in percentuale rispetto al Pil, spende meno di quanto non facciano sia Germania che Francia». Per Meadway, a condurre i Piigs verso il default «sono stati salvataggi e recessione», non certo la loro «dissolutezza». E per Atene, la bancarotta è ormai una certezza assoluta: «Con i soli interessi che l’anno prossimo rappresenteranno il 15% del Pil, la Grecia non ha alternative al default. Il debito è inesigibile».
Secondo l’analista britannico, Bruxelles e i governi europei hanno negato questa realtà per oltre un anno. Coi salvataggi a ripetizione hanno tentato di aggirare il problema, limitandosi a prendere tempo. «Il loro ostinato negare la realtà è frutto della paura», scrive Meadway. «E la grande paura che assedia Parigi e Berlino è per il loro debilitato sistema finanziario». Il debito dei Piigs è infatti posseduto dalle banche francesi e tedesche: quasi i due terzi del debito estero della Grecia è detenuto dalle istituzioni finanziarie francesi e tedesche. Banche già indebolite dalla crisi finanziaria, che subirebbero un contraccolpo diretto di fronte al default di Atene, che renderebbe necessario l’ennesimo salvataggio delle stesse banche.
Finora l’Europa ha risposto con l’offerta di aiuto agli Stati in difficoltà attraverso l’acquisto da parte della Bce di titoli del debito pubblico ad alto rischio. Obiettivo dei salvataggi: assicurare che il flusso del pagamento degli interessi rimanesse costante, anche a costo di costringere le popolazioni a tagli sul welfare sempre più severi. Peccato però, aggiunge Meadway, che la politica di austerità finisca per danneggiare ulteriormente l’economia reale, come ben sanno le vittime della politica europea, da Dublino ad Atene. Il rigore «privilegia gli asset finanziari, fabbricando i rimborsi del debito, anziché provvedere all’occupazione». Ben consapevoli del problema, «gli eterogenei governanti d’Europa non sono stati capaci, o non hanno voluto, trovare un accordo su niente: a questo dobbiamo il fatto che ora la crisi sia così rovinosa».
Lo shock finanziario del 2008, continua Meadway, è stato trasformato in una crisi dei debiti sovrani, che si sta a sua volta ripercuotendo sul sistema finanziario: «Il default del debito sovrano minaccia di causare il collasso finanziario, ormai inevitabile». Eppure, l’Europa va elaborando una nuova versione dello stesso rimedio, già rivelatosi fallimentare: il Fondo Europeo di Stabilità, cassaforte da 400 miliardi creata per sostenere i Piigs, è stata ora gonfiata fino a 2.000 miliardi, sperando di «calmare il panico sui mercati mentre si negozia il taglio del debito pubblico greco in modo da disinnescare la crisi». Ma secondo Meadway, difficilmente il piano funzionerà: non c’è la garanzia che quei soldi vengano davvero messi a disposizione, il rigore deprimerà ulteriormente economie e società, mentre l’effetto a catena del default greco renderebbe insufficienti anche quei 2.000 miliardi. Unica soluzione: controllare i flussi di capitale e cancellare la politica di austerità che finirà per portare al collasso le società europee, dalla Grecia in su.
(L’intervento integrale di Meadway, “Solo una nuova strategia può salvare le economie europee”, è pubblicato su “Megachip“).
Caspita, finalmente se ne sono accorti! Io di economia non so niente, lo ammetto, ma da piu di un’anno stò affermando che è la BCE e gli altri enti finanziari che stanno facendo affondare tutto il sistema,secondo me per tornaconto personale loro. Secondo un mio punto di vista bisognerebbe aumentare l’occupazione. Senza occupazione la gente spende meno, meno spende e meno serve produrre quindi altre aziende che chiudono e altri disoccupati in giro. Questo porterà ad una rivoluzione dei poveri, contro i poveri, tutto per un misero pezzo di pane e un bicchiere d’acqua. Concludendo, fino a quando faremo le marionette per questi enti, che speculano sulla NOSTRA povertà, continueremo ad andare in caduta libera
CI VOGLIONO GARANZIE PER IL FUTURO NON STUPIDE PAROLE E RATTOPPI PER FAR SEMBRARE TUTTO APPOSTO
UFFF.