Grillo: salute e ricerca, contro la mafia della sanità
Salvare la salute per guarire l’Italia. Beppe Grillo parte dalla sanità per lanciare il programma politico del suo nuovo, dirompente movimento civico: «La salute è il nuovo eldorado dei politici e delle mafie. Un fiume di denaro pubblico. Tutto sotto controllo e tutto in realtà incontrollato». La salute, accusa Grillo attraverso il suo blog, «è denaro contante per la politica e la criminalità organizzata, un pozzo di San Patrizio. La nuova frontiera dell’assalto al denaro pubblico, Sanitopoli». Inoltre, aggiunge con una battuta, per un ammalato l’Italia federale è già realtà: «Se abiti al Sud o nelle isole, quasi sempre devi emigrare al Nord per farti curare, oppure puoi morire sul posto».
Le Regioni, dichiara Grillo, «sono le grandi elemosiniere della salute: scoppiano di salute e di tangenti, come hanno svelato le inchieste in Abruzzo». Quanto costa, si domanda, «la tangente sulla salute agli italiani?». La maggior parte della spesa delle Regioni, osserva, è per la salute. «L’assessore alla salute è il membro più importante della giunta insieme al presidente di Regione». L’Italia, riconosce Grillo, è uno dei pochi paesi con un sistema sanitario pubblico ad accesso universale. Due fatti però lo minacciano: la “devolution”, che affida alle Regioni la spesa sanitaria, accentuando le differenze territoriali, e la sanità privata, che sottrae risorse e talenti al pubblico: «Si tende inoltre ad organizzare la sanità come un’azienda e a far prevalere gli obiettivi economici rispetto a quelli di salute e di qualità dei servizi».
Insieme all’energia, ai trasporti, all’economia, all’informazione, all’istruzione e al rapporto tra Stato e cittadini, proprio la salute è uno dei 7 punti su cui si articola il programma politico del movimento che Beppe Grillo si prepara a lanciare in Italia, a partire dal 4 ottobre 2009. Una proposta dirompente e liquidata da più parti come “antipolitica”, specie dopo la chiusura totale del Pd, che ha impedito all’attore genovese di candidarsi alle “primarie” del partito: una evidente provocazione, con la quale Grillo ha voluto dimostrare l’impermeabilità della “casta” dei politici di professione, contro cui ora intende battersi, scendendo in campo personalmente, col suo movimento, alle regionali 2010.
Grillo sta costruendo un movimento dal basso, popolare, basato sulla partecipazione diretta. Mette in campo un programma di governo ispirato a quello dei “Comuni virtuosi”, che puntano sulla trasparenza e sulla qualità dei progetti più innovativi, sul piano sociale, economico ed ecologico. L’enorme capitolo della sanità pubblica è ovviamente sul tappeto. Grillo propone innanzitutto gratuità delle cure ed equità di accesso, ticket in base al reddito per le prestazioni non esenziali, promozione dei farmaci generici e prescrizione dei principi attivi anziché dei farmaci “di marca”.
Fondamentale l’informazione: Grillo chiede un programma di educazione sanitaria indipendente, pubblico e permanente, sul corretto uso dei farmaci, sui loro rischi e benefici. Obiettivo: una politica sanitaria nazionale di tipo culturale, per promuovere stili di vita salutari e scelte di consumo consapevoli per sviluppare l’autogestione della salute, operando sui fattori di rischio e di protezione delle malattie. Parola d’ordine, prevenzione: alimentazione sana, attività fisica, niente fumo, e poi screening e diagnosi precoce.
Nella piattaforma-salute del movimento di Grillo, contrario ad ogni logica commerciale applicata nella cura delle malattie, anche un sistema di misurazione della qualità degli interventi negli ospedali (tassi di successo, mortalità, volume dei casi trattati), con esiti di pubblico dominio. Riguardo ai medici, Grillo chiede di proibire gli incentivi economici sulle vendite dei farmaci e propone di «separare le carriere dei medici pubblici e privati», in moda da «non consentire a un medico che lavora in strutture pubbliche di operare nel privato». Grillo chiede che sia incentivata la permanenza dei sanitari nel settore pubblico e che sia resa trasparente il meccanismo di promozione per i primariati. Meno peso infine ai direttori generali delle Asl, reintroducendo consigli di amministrazione.
La riforma sanitaria che Grillo invoca, e che si prepara a proporre in tutte le Regioni italiane nella prossima primavera, prevede liste di attesa pubbliche e on-line, l’istituzione di centri unici di prenotazione via web, la pubblicazione di tutte le convenzioni con strutture private e investimenti sui consultori familiari. Nella lotta al dolore (uso di oppiacei come la morfina) Grillo chiede di allineare l’Italia agli altri paesi europei, mentre grande importanza è riservata al settore della ricerca, da anni alle prese con gravi difficoltà economiche.
«Chiediamo – precisa Beppe Grillo – che venga concessa la possibilità di destinare l’8 per mille alla ricerca medico-scientifica». Si propone inoltre di finanziare la ricerca indipendente «attingendo ai fondi destinati alla ricerca militare». In particolare, si chiede alla ricerca di indagare a fondo sugli effetti sulla salute, specie se legati a disuguaglianze sociali e all’inquinamento ambientale, dando priorità a ricercatori indipendenti. Senza dimenticare di promuovere ricerche sulle malattie rare, sostenendo le spese delle cure all’estero in assenza di strutture nazionali.
Molto incisive, infine, le richieste che riguardano l’impatto della medicina e di altre attività pubbliche sui cittadini, pazienti e non solo. «Sulla base delle raccomandazioni dell’Oms – spiega Grillo – chiediamo di introdurre, a livello di governo centrale e regionale, la valutazione dell’impatto sanitario delle politiche pubbliche, in particolare per i settori dei trasporti, dell’urbanistica, dell’ambiente, del lavoro e dell’educazione». Se Grillo pretende la messa al bando degli inceneritori, definiti pericolosi, chiede anche «l’introduzione del reato di strage» per ministri, presidenti di Regione, sindaci e assessori, nel caso vengano accertati «danni sensibili e diffusi, causati dalle politiche locali e nazionali che comportano malattie e decessi nei cittadini» (info: www.beppegrillo.it).
PROCESSO A GREEN HILL – UDIENZA DEL 19.11.2014 LE NOSTRE IMPRESSIONI http://montichiaricontrogreenhill.blogspot.it/ – l’udienza è terminata alle 17.20 e riprenderà mercoledì 26/11/14 ore 9.00. L’abbiamo seguita molto attentamente e non ci sono sfuggite incongruenze e grossolane imprecisioni da parte di alcuni testi della difesa. Presenti in aula tutti e 4 gli imputati: Graziosi, Bravi, Gotti e Rondot. Per questi ultimi due, di nazionalità francese, il loro avvocato ha preteso un interprete, forse sperando in un rinvio dell’udienza. Gli è andata male perchè il PM in pochissimi minuti ne ha reperito uno.
Sempre la difesa, e sempre nel tentativo di temporeggiare, ha preteso un altro interprete, questa volta di lingua inglese, per la traduzione di alcune mail tra i dipendenti dell’allevamento e la Rondot. In tutto una ventina di mail estrapolate dall’hard disk dei loro pc (quindi lettere che hanno scritto loro, non piovute dal cielo….). Anche in questo caso, molto efficientemente, si è trovato subito il perito che ha assunto l’incarico di tradurre questi documenti. Un paio di mail sono state tradotte “in diretta” e sottoposte ai testi che però non ricordavano né di averle lette né di averle ricevute. In una di queste mail si parla di alcune “dritte” che il Dr. Silini dell’Asl di Lonato avrebbe dato ai vertici aziendali di Green Hill per far sì che, in caso di controlli e ispezioni, tutto risultasse perfettamente in regola! Per non parlare delle sue di ispezioni all’allevamento: pare, sempre preannunciate. Alla faccia dei controlli a sorpresa! Quelli sorpresi siamo noi a sentire certe cose!
Abbiamo sentito spiegazioni assurde: per es. la testimone esperta, ex dipendente di Green Hill, che si occupava personalmente della socializzazione dei cuccioli seguiva un “manuale” aziendale che prescriveva tra le altre cose di appendere i cuccioli con una imbragatura in modo che non avessero il terreno sotto le zampette. Alla domanda del Giudice sull’utilità/senso di un simile “esercizio” (come l’ha definito la testimone) ovviamente lei stessa non ha saputo giustificare se non dicendo che faceva così perchè così era scritto nel manuale e aggiungendo, un po’ imbarazzata, che sicuramente in questo modo il cane si abituava alla presenza degli umani e quindi diventava più docile. Ma certo! Non c’è nulla di meglio per far socializzare un cagnetto che imbragarlo a mezza’aria quasi si trattasse di un panno steso ad asciugare! Ah ma poi la dottoressa ha precisato che non era un’imbragatura; in realtà era una specie di amaca e i cani erano contenti di farsi manipolare e appendere! Chissà se erano contenti anche di morire soffocati dalla segatura o di parvovirosi o di avere la rogna…Se in 30 mesi sono morti quasi 6.000 cani, come è possibile che tutti i dipendenti di Green Hill, escussi in aula, abbiano riferito di aver visto, nel corso delle rispettive e lunghe carriere presso l’allevamento, al massimo 2-3 cuccioli morti e ancor meno “sacrificati” tramite eutanasia? Ma la cosa che ci ha veramente impressionato è stata l’affermazione della teste, Dott.ssa Giachini dell’Asl Brescia. Dopo aver elogiato Green Hill come un allevamento modello e con animali sani e allegri, ha detto che nel periodo in cui è stata nominata Responsabile sanitario, subito dopo il sequestro e durante gli affidi, questo impegno per lei fu assai gravoso in quanto è “praticamente impossibile occuparsi di 2500 cani da soli”! Ops, ma a Green Hill non ci lavorava un unico e solo veterinario di nome Renzo Graziosi, imputato nel processo e che vedete in questa foto (presa dal dépliant che Green Hill dava a clienti e visitatori della premiata ditta)? O il Dott. Graziosi è dotato di super poteri e riusciva a curare, vaccinare, tatuare, sopprimere i cani “difettati e inutili”, facendo tutto da solo, oppure qualcuno gli avrà dato una mano. Non serve essere né veterinari né giuristi per arrivarci. Ciò a maggior ragione se si considera che a Green Hill non esisteva una sala operatoria autorizzata o autorizzabile. Eppure facevano quotidianamente sterilizzazioni, castrazioni, tagli cesarei, eutanasie. Tutto rigorosamente senza la preanestesia, immobilizzando i cani e comprimendogli una mascherina con dell’anestetico gassoso. E in tanto i cani si dimenavano, si irrigidivano, tremavano dalla paura. Ma chi se ne frega, sono solo animali! ( VEROOOO???? luridi boia DISumani INDEGNI DI VIVERE )
Dopo aver sentito le deposizioni dei testi della difesa, tutte più o meno simili e tutte basate sulla cantilena del “non ricordo” “non lo so” “è passato troppo tempo”, vogliamo e pretendiamo a gran voce che venga fatta davvero chiarezza perchè non è possibile che nel XXI secolo esistano posti così, come Green Hill. Questo è stato scoperto, quasi per caso, grazie al Coordinamento Fermare Green Hill che ha scoperchiato il vaso di Pandora, ed ora è sotto processo. Ma gli altri posti in cui si sfruttano e si vivisezionano ogni giorno migliaia di animali? Chi li controlla? Chi accende una speranza per questi esseri viventi anonimi e senza voce di vedere finire queste atrocità una volta per tutte!? Pensiamo ai macachi di Modena o allo stabulario di Ferrara e a tutti i luoghi di tortura esistenti presso università e aziende di ricerca. Sono oltre 600 i luoghi di tortura in Italia! L’unica soluzione è l’abolizione della vivisezione e, per favore, non chiamatela sperimentazione animale, siate meno vigliacchi e meno ipocriti, se ci riuscite!