Comunisti italiani fuori dall’Europa, Ferrero si dimette
Si è dimesso Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista, all’indomani del risultato elettorale delle europee, dove la sua lista “anticapitalista” costruita con Oliviero Diliberto (Pdci) e i socialisti di Cesare Salvi ha soltanto sfiorato il quorum del 4%, necessario per raggiungere il Parlamento di Strasburgo. Ferrero, imitato da Diliberto, ha “rimesso il mandato” alla segreteria del Prc, che nel fine settimana deciderà se confermargli la fiducia. Al tempo stesso, con Diliberto e Salvi, Ferrero ha dato vita a un coordinamento politico per superare le vecchie forme-partito e lanciare una nuova formazione politica della sinistra italiana.
«Siamo di fronte a una doppia crisi», ammette Ferrero: «Alla grave crisi sociale si aggiunge una altrettanto grave crisi politica, che si manifesta con l’enorme crescita dell’astensionismo», nel quale l’ex ministro di Romano Prodi legge uno smarrimento dell’elettorato, che non sa più da chi farsi rappresentare. «E’ necessario – insiste – rilanciare una proposta chiara, capace di rimediare ai guasti del capitalismo, che ha colpito innanzitutto i lavoratori e l’ambiente». Si tratta di «costruire un’alternativa», in grado di «restituire dignità democratica» ai cittadini, partendo dalle fasce più deboli, «prime vittime della guerra tra poveri delle politiche neo-liberiste attuate in Italia e in Europa».
Modello di sviluppo, non-violenza, lavoro, ambiente, democrazia reale, informazione, diritti, minoranze, immigrati: questa la piattaforma tematica su cui si confronteranno i comunisti nei prossimi giorni, dopo un risultato elettorale europeo deludente anche se non catastrofico: Ferrero ha infatti rimesso in corsa il suo partito dopo la débacle bertinottiana, culminata con il suicidio della lista-arcobaleno alle politiche del 2008.
Sconfitto anche nel suo partito, Bertinotti ha promosso la dipartita di Nichi Vendola, che ha dimezzato i consensi di Rifondazione nella lotteria delle europee, condannano entrambe le formazioni all’esclusione dall’europarlamento. «Abbiamo subito una scissione di troppo», dice Ferrero, che a differenza di Vendola non è disponibile al dialogo con il Pd. «Il nuovo soggetto politico a cui daremo vita – annuncia – sarà aperto alle forze della sinistra sociale, radicale e ambientalista, senza possibili compromessi con il Partito democratico».
Una scelta netta, estremanente chiara: deluso dal governo Prodi, coalizione verso la quale è comunque rimasto leale, Ferrero individua nel non-voto (vero vincitore delle ultime elezioni) la clamorosa spia di un disagio sociale sempre più vasto, che trova sbocco soltanto negli accenti ribellistici della Lega Nord o nel legalitarismo di Di Pietro. Manca una piattaforma politica sociale orientata a sinistra, che contrasti la “casta” e offra un’alternativa concreta: non di governo, ma di opposizione democratica, alla ricerca di consensi destinati poi a incidere nel Parlamento e nel Paese. Un esperimento, dunque, che prenderà forma nei prossimi giorni.
ITALIAN COMMUNISTS - Paolo Ferrero, former minister of Romano Prodi and leader of Italian communists, leaves the leading of his party after the elections for the European Parliament and announces he will build a new Italian left party to contrast Berlusconi and the Democratic party.