Rassegnarci a perdere tutto: è lo scopo della crisi infinita
Scritto il 25/6/15 • nella Categoria:
idee
La lunga crisi economica, e non solo economica ma anche sociale, costituzionale, morale, culturale, sta letteralmente rieducando i popoli: questa è la riforma delle riforme. Insegna loro una lezione importante e penetrante. L’uomo impara ad interiorizzare una diversa e molto più modesta e docile concezione di se stesso, dei suoi diritti fondamentali, delle sue prospettive esistenziali. Taglia pretese e aspettative. Accetta ciò che viene. Si rassegna. La crisi prevedibilmente verrà portata avanti, con gli strumenti di destabilizzazione descritti nei miei precedenti articoli (“Comunitarismo e Realismo”, “Questa non è una Crisi Economica”), finché questa lezione non sarà stata assimilata e finché la precedente maniera di considerare il mondo, la società, i diritti dell’uomo, non sarà stata dimenticata o perlomeno “sovrascritta” da una nuova coscienza, imperniata sugli elementi seguenti. Il rating delle agenzie finanziarie e le variabili “necessità” del mercato sono la fonte normativa suprema, superiore ai principi costituzionali e prevalgono su di essi; lo Stato di diritto e garanzia è finito. Conseguentemente, i diritti di partecipazione democratica e di rappresentanza del cittadino sono condizionati e comprimibili.
Le scelte di politica economica, del lavoro, dei rapporti internazionali discendono da fattori di mercato superiori alla volontà popolare e sono dettate ai popoli dall’alto, da organismi tecnocratici sovranazionali, che non sono responsabili degli effetti di tali scelte e possono mantenerle in vigore quali che siano i loro effetti, mentre esse non sono rifiutabili dai popoli e dai loro rappresentanti. Se così non fosse, si metterebbe in pericolo il Pil, il rating, lo spread. In effetti, gli Stati sono politicamente impotenti e subalterni, essendo indebitati in una moneta che non controllano più essi, ma un cartello bancario, da cui essi dipendono per rifinanziarsi. Il cittadino è essenzialmente passivo: subisce senza poter reagire, interloquire, negoziare, le tasse, le tariffe, i prezzi imposti dallo Stato, dei monopolisti dei servizi, dell’energia, di molti beni essenziali. Subisce senza poter reagire il tracciamento di tutte le sue azioni, spostamenti, incassi, spese, consumi. Lo Stato, la pubblica amministrazione, le imprese private monopolistiche che operano in concessione, lo governano e agiscono su di lui da lontano, con mezzi telematici, senza che egli possa interagire con tali soggetti. Come lavoratore, deve accettare una strutturale mancanza di garanzie e pianificabilità, di stabilità dei rapporti e dei redditi, di continuità occupazionale, di prospettiva di carriera e persino di una pensione sufficiente a vivere.
Come consumatore, deve accettare i prezzi e le tariffe fissate da monopoli multinazionali o da monopoli locali ammanicati con la casta politica. Deve accettare senza discutere che lo Stato, pur potendo investire e rilanciare l’economia e l’occupazione, scelga piuttosto di lasciare milioni e milioni di persone senza lavoro e nella miseria, nonché senza servizi pubblici decenti, per rispettare i parametri astratti e senza alcuna utilità verificabile, o addirittura dannosi. Deve accettare che i suoi risparmi, sia in valori finanziari che in beni immobili, siano posti in line e gli vengano gradualmente sottratti con le tasse, le bolle, i bail-in, e che non gli rendano più niente, e che i rendimenti siano solo per i grandissimi capitali, quelli di coloro che comandano la società, e che si muovono in circuiti finanziari off shore dove non si pagano le tasse.
In fatto di ordine pubblico, deve accettare che la sicurezza sia garantita in misura limitata e in modo pressoché occasionale, che molti delitti e traffici criminali si svolgano in modo tollerato, che molti malfattori non vengono perseguiti o vengano subito rilasciati. Deve rinunciare ad essere tranquillo e padrone sul suo territorio. Deve rinunciare ad avere un territorio suo proprio. Deve inoltre abituarsi a non considerarsi portatore di diritti inalienabili e propri di cittadino, in quanto vede gli immigrati anche clandestini preferiti a lui nei servizi sanitari, nell’edilizia popolare, nell’assistenza pubblica in generale, e protetti quando commettono abitualmente reati. Deve capire che è lo Stato, dall’alto e insindacabilmente, a dare e togliere diritti, a stabilire chi ha diritti, chi non ne ha, chi ne ha di più, chi ne ha di meno. Deve accettare come giusti, normali, inevitabili nonché benefici, i flussi di immigrazione massicci che stravolgono la composizione etnica e culturale del suo ambiente sociale.
Deve accettare la fine delle comunità e delle formazioni intermedie, perché tutti gli umani, indistintamente, sono resi per legge e per prassi amministrativa omogenei, equivalenti, monadi solitarie e senza volto davanti allo schermo, al fisco, agli strumenti di monitoraggio e, se necessario, ai droni. Deve accettare la fine delle identità e dei ruoli naturali: fine della famiglia naturale in favore di quella Fai Da Te, fine della differenziazione tra i sessi in favore della scambiabilità del gender, fine della nazione come comunità storica etico culturale in favore del villaggio globale omogeneizzato, fine delle democrazie parlamentari nazionali sovrane in favore di un senato mondialista, bancario e massonico. Deve imparare che il suo ruolo è la passività obbediente, che non ci sono alternative; e a rifiutare come populista, infantile, fascista, comunista, retrivo qualsiasi pensiero strutturalmente critico verso questo nuovo ordine di cose.
(Marco Della Luna, “Pedagogia della crisi continua”, dal blog di Della Luna del 26 maggio 2015).
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Signora, mi ghe dago un vovo, ea me da tre sigarette?
Tutto vero.
Per questo immagino stiano per estrarre qualche cetriolo dai (.)i e distribuiscano poi qualche carota.
Speriamo non siano cetrioli usati travestiti da carote.
Le vacche se le ammazzi e disilludi troppo non le mungi più.
Quanto autolesionismo, quanto disfattismo. Povera italia.
L’italia è il paese che esegue più di tutti il delirante diktat dal eurocesso di brüssel, passivamente è senza aprir boccha.
Italia popolo di umili schiavi è asini volanti, senza autostima. senza orgoglio che si lascia umiliare è schiacciare da una banda di sadisti seduti a brüssel è a roma, senza opporre la minima resistenza nelle più assoluta passività è indiferenza.
I politici italiani è lo specchio della società italiana, cioè il nulla assoluto.
Sorry.
Sono riusciti a costruire un sistema complesso , talmente complesso che chi lo subisce non riesce ad uscirne , eppure è tutto di una semplicità estrema.
“Signora, mi ghe dago un vovo, ea me da tre sigarette?” ; in questa semplice frase sta tutto il trucco.
Più si allarga il sistema di scambi e più diventa complesso il baratto , allora si deve ricorrere ad un elemento accettato da tutti che stabilisca il valore negli scambi , non importa che siano conchiglie , vetrini colorati o qualsiasi altro … si è così passati alle monete , con l’effige dell’imperatore , del sovrano , del feudatario , ma chi aveva in tasca una moneta aveva in tasca un valore e tutto era circoscritto.
Più si allarga , si globalizza , e più diventa complesso e incontrollabile , ed è quello che , dopo tanti passaggi , sta avvenendo al punto che , semplicisticamente , se io oggi voglio tre sigarette devo passare da una banca , farmi prestare una banconota che dovrò restituire con gli interessi e lo stesso dovrà fare la signora per comprare il mio uovo.
Per tenerci schiavi hanno inventato il consumismo , ci martellano di pubblicità per crearci desideri , ma il 90% di questi “desideri” sono cazzate usa e getta che dopo un mese non sappiamo nemmeno più di avere , eppure ci danniamo l’anima per averle , al punto che non ci sono soldi per pagare l’affitto ma per lo smartphone ultimo modello si.
C’è qualcosa , molto , che non va … ma chi “governa” questo stato di cose e ci spreme come limoni sa che può contare su un elemento sicuro : la stupidità umana … se non siamo noi stessi a darci un’altra visione della vita spostando la scala dei valori su cose più essenziali e concrete , disinteressandoci di quello che fanno e inventano per tenerci schiavi non ne usciremo mai … è solo una questione di mentalità
Infatti, creano paura, attesa, speranza e illusione a comando.
Magari, quando ci diranno che il nuovo ciclo economico positivo è iniziato (ammesso che avvenga come credo io) dovremmo ricordarcene. Dovremmo essere capaci di ricordare quanto è costato al parco buoi il nuovo ciclo.
Cosa è stato perso. Se non altro eviteremmo l’euforia tipica della fine di un ciclo. Quella in cui le mani forti passano la patata bollente al parco buoi. Azzerando interi patrimoni come è avvenuto in questi sette anni.
Ma non ci credo manco un po’. Tutto è studiato per far correre le masse per un tozzo di pane mentre pochissimi individui orchestrano i cicli economici. Le crisi e le riprese.
Altro punto a loro favore. A favore di chi occupa posizioni privilegiate.
Il passaggio generazionale in cui i giovani non hanno memoria del meglio che c’era in passato e credono di essere all’avanguardia proiettati nel futuro. Quasi in conflitto con la generazione precedente.
Sarò anche disilluso e senza autostima a vedere così la realtà, ma preferisco morire senza autostima, magari un po’ meno imbecille, che avendo troppa stima reverenziale verso di me e il prossimo con verità da dispensare un tanto al chilo.
Non ho verità ma dubbi sì. TANTI. Tutte le volte che vedo di fronte uno che fa un bel discorso alle folle plaudenti ho un dubbio. Son un tipo incerto diciamo. hahahhaha Scusate ma mi vien da sorridere.
Ma la fonte primaria di tutto il potere bancario nasce da una semplice concessione ottenuta in passato dalle famiglie dell’alta finanza che prestavano denaro ai sovrani: il monopolio dell’emissione del denaro.
Gli Stati potrebbero stampare gratis il denaro e, invece, lo fanno creare dai banchieri e poi se lo fanno prestare ad interesse.
Non solo questi signori della finanza si arricchiscono senza fatica, ma si faranno anche delle grasse risate al pensiero di quanto sono fessi le grandi masse di loro sudditi, che pagano quello che spetterebbe loro di diritto.
Insomma, lo Stato scompare sia come entità sociale che come entità sovrana. Resta soltanto, e più forte che mai, come apparato poliziesco, al servizio di Meckie Messer. – Al quale, se gli va bene (essendo un pescecane, lui ci prova), questa metamorfosi riprogrammerà il genere umano come animale definitivamente da cortile; se gli va male, scoppierà prima o poi, qua o là, qualche jacquerie (non rivoluzione, per carità, che andrebbe motivata da un’ideologia alternativa al tafkirismo neoliberista… ideologia del tutto latitante). Dunque credo che gli andrà bene. Fortuna audaces iuvat. Auguri ai posteri.